Cultura

NELLA TANA DI TOMMY. Gabriele Linari porta in scena un monologo di Giuseppe Manfridi, in cui la memoria schiavarda le porte di un inquietante sgabuzzino.

family“A parte stadi meditativi straordinari, la coscienza più sottile o profonda si manifesta soltanto in punto di morte. Manifestazioni meno profonde e dunque più brevi dei livelli sottili della coscienza si hanno inoltre quando ci si addormenta, alla fine di un sogno, quando si starnutisce, si sbadiglia o si ha un orgasmo.” Questo afferma il Dalai Lama ne “La strada che porta al vero”. Lo starnuto dunque può traghettare l’essere umano in uno stato vitale elevato. Bisognerebbe dirlo a Tommy, al protagonista di questo monologo a firma di Giuseppe Manfridi, che ha solo la parvenza di creatura leggera: forse perché a portarlo sulla scena è Gabriele Linari, dai fanciulleschi e sottili connotati. Ma, invitiamo lo spettatore a guardar meglio: a strizzare gli occhi nella tana in cui Tommy, solo lì, sopravvive alla propria vita. La scatola di latta colma di tesori (biglie di vetro, gomme profumate, figurine…) che ognuno di noi ha serbato nell’infanzia, si trasforma in “Tommy” nel polveroso sgabuzzino in cui il ragazzo stipa il segreto bottino, frutto delle sue scorribande adolescenziali: le liquirizie sottratte furtivamente nel negozietto di quartiere, i giornaletti ridondanti di immagini proibite a cui ispirare le prime ovvie sconcezze ormonali e le sigarette fumate per darsi le arie senza provare il minimo gusto. E poi, più di tutto, solo in quelle quattro mura a Tommy è concessa una tregua dal compulsivo starnutire di cui è vittima esattamente ogni sei secondi. Sei secondi. Uno starnuto.

A volte anche meno, di sei secondi. Quindi, secondo la logica del Dalai Lama, una presa di coscienza a livello profondo pressoché ininterrotta. Di che? Di cosa Tommy s’accorge in modo così intenso da scuotere e percuotere tanto tenacemente il suo corpo prima di ragazzino e ora di giovane uomo? Seguiamolo, dunque. Entriamo con lui.

doorNon ci pare casuale che l’autore gli abbia riservato quale oasi di pace proprio lo sgabuzzino, ovvero quell’antro assolutamente inospitale dove la casa, soprattutto una casa la cui “pulizia” è fatto acclarato e rivendicato a voce spiegata, stipa solitamente ciò che è bene non mostrare a chi viene da fuori. Il biglietto da visita di una dignitosa dimora è il salotto. Il resto, utensili quotidiani per ramazzare, riordinare, PULIRE, lasciamo che gli estranei lo ignorino. Ma ecco: richiamate da una sorta di seduta analitica, da quello stanzino emergono come da una fogna scoperchiata, le vergogne e le meschinità di una famiglia socialmente riconosciuta “per bene”. Lo sguardo del piccolo Tommy, che spia da sotto in su gli straniatteggiamenti del padre, si incrociano con la visione di Tommy cresciuto e lucido testimone delle tristi sembianze che vanno assumendo i suoi genitori. Che intuisce essere persone assai “poco per bene, poco pulite”. Gabriele Linari descrive con delicatezza ma al contempo incisività la parabola di quest’assurda e tragicomica patologia: ai frammenti di ricordi di tenerezze passate si sovrappongono, tra uno starnutoe l’altro, le schegge taglienti di scomode verità che finiscono per insinuarsi nella memoria. E’ solo volgarissima biacca quel candore spalmato sui visi borghesi dei genitori di Tommy. Tommy in fondo lo sa, l’ha sempre saputo e ora lo può raccontare.

Paola Conte

 

FINO AL 30 MARZO

“TOMMY” DI G. MANFRIDI – AL TEATRO DUE

VICOLO DEI DUE MACELLI 37

INFO E PRENOTAZIONI: 066788259

Categorie:Cultura

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