Cultura

LO SGUARDO DI FRIDA STREGA ROMA – PAOLA CONTE

 

frida kahloHa un serto di spine sul collo ed una selva di foglie fruscianti sullo sfondo il ritratto di Frida Kahlo che occhieggia sulla locandina della mostra, che le Scuderie del Quirinale le dedicano fino al 31 agosto.

La rassegna, inaugurata lo scorso 20 marzo, ha già registrato un’affluenza di visitatori assolutamente straordinaria e transgenerazionale. Inoltre, come di consueto, Scuderie del Quirinale affianca all’esposizione una serie di incontri a tema sull’artista e il contesto in cui visse: gli approfondimenti, ad ingresso libero ed allestiti per l’occasione nella Sala Cinema del Palazzo delle Esposizioni fino al 21 maggio, saranno condotti da una serie di studiosi, per lo più stranieri, che scandaglieranno il profilo di Frida da diverse angolazioni (info: www.palazzoesposizioni.it).

Saranno attivi inoltre due laboratori d’arte: mentre l’uno (per i ragazzi dai 7 agli 11 anni) prendendo le mosse dai colorati ornamenti con cui Frida usava impreziosire le proprie acconciature, esplorerà i materiali, le stoffe, i nastri, i segni distintivi di un’autentica messicanità; l’altro (“Spot! 20 minuti un’opera”) si snoderà in tre appuntamenti per conoscere, tramite altrettante opere esposte e l’esperienza del curator senior del Palazzo delle Esposizioni le modalità iconografiche della pittrice messicana.

Frida ha stregato la Capitale, dunque. Lo sguardo che severo dagli spazi metropolitani si appunta sui passanti in queste settimane appartiene ad un dipinto, per la prima volta esposto in Italia, (Autoritratto con collana di spine e colibrì)del 1940, anno in cui il destino di Frida si era ormai quasi completamente compiuto e gli eventi, difatti, sembrano ispessire la scorza scura degli occhi mandorlati.

Inerpicandosi per gli scaloni che introducono al Palazzo delle Scuderie, il visitatore viene accolto da una teoria di pannelli dai colori caldi: l’arancio e il rosso, in un brivido cromatico caldissimo, accendono le antiche sale che ospitano più di quaranta capolavori.  Il percorso della mostra segue un andamento cronologico che si avvale di interessanti e preziosi richiami pittorici. Là, dove la pittura di Frida infatti si impasta più vistosamente con il Surrealismo o La Nuova Oggettività Tedesca, non mancano i quadri a firma di altri artisti a rendere più evidente l’intreccio di evocazioni ed influenze, più dettagliatamente annotati nel catalogo della mostra.

La suggestione biografica è più che mai in questo caso fortissima, inquietante, imprescindibile: ecco allora, pareti intere che offrono scatti d’autore di Frida. Immagini pubbliche e più familiari, in bianco e nero e a colori, che restituiscono quella stessa sfrontata protervia, quella dolente bellezza, quell’incolmabile sofferenza che pure gli autoritratti inanellano, uno dopo l’altro.

Ed ancora: la sorpresa di scoprire un filmato, progetto soltanto abbozzato di un film che Frida non girerà mai, a causa dell’aggravarsi del suo stato di salute. Ed infine una pellicola che la ritrae all’arrivo di Trotskij in Messico: la staticità ostentata dalle tele si frantuma in movimento e, a tratti, si può vedere, non senza commozione, quel corpo martoriato dai più atroci accadimenti, camminare. Un po’ claudicante, ma fierissimo e, proprio per questo, struggente.

 

INFO. www.scuderiequirinale.it

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