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Augusto: il modello del princeps in mostra a Roma

201px-Augusto_sfondo_trasparenteQuando il Senato romano si riunì per deliberare sulle onoranze funebri di Augusto, uno dei senatori propose che l’intera epoca del defunto imperatore venisse chiamata Saeculum Augustum e accolta così nel calendario, almeno è ciò che si riporta nel Divus Augustus di Svetonio. D’altronde l’età augustea aveva assicurato 45 anni di pace e di sicurezza, la monarchia aveva fornito una stabilità all’Imperium, un esercito disciplinato, pane e giochi alla plebe e un grande slancio all’economia. Una metamorfosi vera e propria che si incise profondamente nella mentalità collettiva grazie ad un sistema culturale ed immaginifico innovativo che si espresse proprio nell’arte. E questi mezzi espressivi e questi metodi ebbero a permeare di sé proprio le figure dei grandi condottieri e degli imperatori dei secoli a venire, innovazioni che oggi vengono celebrate nell’esposizione “L’arte del comando. L’eredità di Augusto” da oggi e fino al 7 settembre prossimo aperta al pubblico al Museo dell’Ara Pacis, (l’altare, cioè, dedicato dallo stesso imperatore nel 9 a.C. alla Pax Romana, la pace “dorata” dell’età augustea, che raffigura in modeste dimensioni le misure dell’altare dei dodici dei sull’Agora ateniese). La mostra, a cura di Claudio Parisi Presicce, sovrintende capitolino ai Beni Culturali e Orietta Rossini, responsabile Museo dell’Ara Pacis, è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Articolata in 12 sezioni, diverse per tema ed epoca storica, l’esposizione ripercorre il modo in cui i grandi imperatori del passato hanno fatto propria l’eredità di Augusto, reinterpretandola e adattandola al tempo e al potere corrente, lasciando però intatti i caratteri leggendari della “gens Iulia” che avevano costituito il veicolo principale di consenso utilizzato dal primo imperatore romano. D’altronde lo stesso Augusto rappresenta in sé il vero modello, il princeps in cui immagine e realtà dovevano fondersi per donare questa aura di impalpabile mistero in grado di soggiogare le menti. Peraltro le origini mitiche di Roma, celebrate nell’Eneide da Virgilio per volere di Augusto e fatte risalire alla città di Troia, costituirono la base della propaganda augustea e, attraverso l’integrazione con la cultura cristiana, delle politiche di consenso dell’imperatore Costantino. E ancora, passando per Carlo Magno e il Sacro Romano Impero, fino a Carlo V d’Asburgo e all’età dei Monarchi, Elisabetta I d’Inghilterra, Rodolfo II e Ivan il Terribile. La mostra esplora poi il più recente passato, partendo da Napoleone fino ai grandi totalitarismi del Novecento e al modo in cui Mussolini fece propri i caratteri dell’Impero Romano unendoli a quelli del nascente regime fascista. Una panoramica ampia dunque, che racconta l’influenza di Augusto sulla cultura occidentale. Sono esposti, incisioni, dipinti, monete, mosaici, acqueforti, oli, sculture e gemme grazie ai prestiti di varie istituzioni museali importanti, fra cui i Musei Vaticani, la Galleria Borghese, Museo nazionale Romano e nazionale Etrusco di Villa Giulia.

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