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Declassamento fossi e corsi d’acqua: aggiornamento di stato e polemiche

fosso 2Nei giorni scorsi si è assistito al brusco scontro tra l’associazione Italia Nostra e la Regione Lazio in merito alla delibera che declassava alcuni fossi regionali, tra i quali il Fosso di Tre Fontane. Domani richiederemo un’intervista all’assessore Civita sulla questione specifica. Per oggi, ci limitiamo a dare informazione circa il fronteggiarsi di due opinioni contrapposte, quella formulata dalla Regione Lazio e dai consiglieri capitolini D’Ausilio e Baglio, e quella formulata dal Presidente del municipio VIII in cui ricade l’intervento, Andrea Catarci. Se da una parte D’Ausilio e Baglio dichiarano che “La delibera regionale che ha liberato dal vincolo paesaggistico il Fosso Tre Fontane dimostra quanto il PD aveva, già da tempo, sostenuto sulla base delle indicazioni fornite dagli Uffici dell’Assessorato all’Urbanistica: il Fosso, interrato già da alcuni decenni, è lontano 1 Km dal comprensorio edilizio noto come ‘I 60’ a Grottaperfetta e non ha nessuna attinenza con l’operazione urbanistica in atto. Non si tratta quindi di cedere ai costruttori ma di garantire ciò che legittimamente era stato autorizzato. A questo punto non esiste alcuna ragione che ostacoli l’immediato dissequestro del cantiere”. Dall’altra reagisce il Presidente del Municipio VIII, Catarci, unitamente all’assessore all’urbanistica municipale Massimo Miglio, “La voglia di far riprendere senza indugi l’edificazione i60 Grottaperfetta, bloccata dal sequestro della magistratura di una parte dell’area, è così tanta da giocare brutti scherzi al PD capitolino. I suoi esponenti arrivano a leggere erroneamente persino documenti oltremodo chiari. Proprio la delibera regionale voluta dall’assessore Civita, infatti, togliendo il vincolo paesaggistico in un tratto, riafferma una volta di piu’ l’esistenza dello storico fosso delle Tre Fontane, tutt’altro che interrato! Si resta esterrefatti, poi, di fronte al colpo di spugna auspicato da chi solitamente si erge a paladino della legalita’: come puo’ un atto politico a posteriori cancellare un’inchiesta in corso? L’atto approvato in una giunta in cui risultano assenti tanto il presidente Zingaretti che il vice presidente Smeriglio ci risulta del tutto inesatto, come segnalato con ampio anticipo e con documenti inconfutabili. Neanche il Regio decreto del 1910 riesumato ad hoc, infatti, consente di togliere il vincolo paesaggistico nel tratto dell’i60; allora l’assessorato regionale ne ha applicata una sola parte, quella necessaria a dimostrare la propria tesi, a ridurre le tutele e ad eliminare la fascia di rispetto di 150 metri di inedificabilità assoluta. Di questo si dovrà rispondere a tutti i livelli, politici come giudiziari. Per questo ci si unisce all’appello rivolto da Italia Nostra al ministero per i beni culturali e paesaggistici, affinché l’atto, palesemente illegale, sia prontamente invalidato”.

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