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Il quinto stato di Massimo Onnis si mostra

Il quinto stato di Massimo Onnis in mostra ancora per pochi giorni a Roma. L’esposizione, che si racconta come un’evoluzione dell’opera di Giuseppe Pelizza da Volpedo, e’ aperta fino al 4 maggio (tutti i giorni, dalle 16 alle 21) a Spaziottagoni in via Goffredo Mameli a Trastevere. L’opera è un’installazione in 3D con sfondo pittorico di dimensioni 200×400 cm e profonda 600 cm. Vi è rappresentato il peggior disagio sociale, una crisi economica seconda solo a quella iniziata nel 1929. Nel 2014 sono i giovani che, stanchi di subire e di vedere una certa casta sempre più avida e corrotta predominare indecentemente, dicono “basta” ai finti cambiamenti. Sono i giovani senza voce politica, senza diritti, senza un futuro, abbandonati a loro destino che scendono in piazza a manifestare con forza e decisione, facendo prevalere il dialogo alla violenza. Le tre figure in primo piano – alte ben 180 cm -, indicano il cammino da seguire per uscire dalla crisi. Sono realizzate in sezioni con materiali di ultima generazione, il Forex. Rappresentano un operaio che con guantoni e braccia scoperte indica sacrificio e sudore, un imprenditore con una borsa piena di progetti e una ragazza che imbraccia una cartella con programmi concreti. Ai lati vengono evidenziati manifesti e slogan utilizzati durante la manifestazione. Al centro, tre forconi veri appoggiati al pavimento e accostati assieme, rappresentano “non solo” l’antico attrezzo rurale contadino, simbolo di lotta e di malessere di una classe sociale popolare del passato, ma un monito alla classe politica: all’occorrenza, anche i giovani sapranno rispolverarli e imbracciarli nuovamente come fecero i loro predecessori del passato. In quest’opera vengono toccati argomenti scomodi, complessi e di riflessione profonda. Massimo Onnis ha voluto esprimere, attraverso un linguaggio artistico contemporaneo, un concetto di forte disperazione sociale e di un malessere diffuso, soprattutto tra i giovani, con l’obiettivo di smuovere la coscienza di tutti quelli che, godendo appieno dei propri diritti, non pensano a tutte le persone che invece li vedono calpestati quotidianamente. Imbracciare il forcone non sarà considerato “elegante”, non piacerà, ma bisogna prenderne atto e ammettere che sarebbe giustificato qualora questo disastro sociale continui. Inoltre, sono esposte alcune opere che hanno partecipato alle grandi Biennali, la prima Tela al mondo alimentata da un pannello fotovoltaico, alcune sculture in acciaio inox, e molte altre.

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