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Legge regionale violenza sulle donne: facciamo il punto con Marta Bonafoni – di Marzia Lazzerini

La legge 33 è stata votata il 23 marzo scorso dall’assemblea della Regione Lazio e rappresenta un provvedimento che mantiene in sè i principi della Convenzione di Istanbul, per la lotta e la prevenzione della violenza di genere, e allo stesso tempo accoglie l’idea di sviluppare politiche di genere. E’ una legge quadro che va nella direzione di semplificare una materia complessa, tenendo conto anche delle due leggi già esistenti, quella del 1993 e del 2009. Sulla gestazione della legge regionale abbiamo fatto il punto con Marta Bonafoni, consigliera alla Pisana e membro della commissione cultura e pari opportunità.

 

Marta-Bonafoni-678x451Consigliera Bonafori, cosa rappresenta per Lei la legge regionale 33 nell territorio e soprattutto nella regione Lazio?

 

La legge regionale contro la violenza sulle donne rappresenta un modo di raffigurare ai cittadini e alle cittadine ciò che intendiamo fare in maniera concreta e valida con regole e discipline di gestione che una società civile deve inserire e lo faremo anche attraverso risorse di governace. Lo diciamo a livello regionale ma ancora di più lo diremo per dare risposte organizzative istituzionali e economiche proprio inserendoci nei piccoli territori fino all’insieme della Regione Lazio.

Nel testo di legge si evince una forte volontà di attuare diverse campagne informative contro la violenza sulle donne. Ci sono già delle idee concrete?

Ci sono diverse idee sull’argomento ma allo stato attuale quella che ci rappresenta di più è la prima campagna informativa che abbiamo attuato durante questo percorso e che è nata proprio insieme al progetto di legge che si chiama “NoiNo” uomini contro la violenza sulle donne. È stata realizzata con l’appoggio della regione Lazio assieme ai volti politici che la rappresenta e congiuntamente a volti e a messaggi maschili. Infatti una delle nostre linee di informazione non è rivolta solo ed esclusivamente alle vittime ma vogliamo ribaltare il messaggio sugli uomini, che devo ammettere, ci hanno aiutato e si sono prestati in moltissimi, e sui giornalisti per proporre un modo di fare informazione più corretto.

A tal proposito dunque state lavorando per diffondere e divulgare un modo nuovo e più competente di fare informazione?

Assolutamente sì. Nei nostri progetti sulle campagne informative c’è proprio una parte dedicata alla formazione dei giornalisti e delle giornaliste volte a trattare argomenti di tale delicatezza e che toccano differenti aspetti, legali, psicologici, familiari e sociali come quello della violenza sulle donne. Il modo di fare informazione è molto importante in quanto l’informazione stessa è un veicolo sulla quale la società e l’opinione pubblica si forma. Non crediamo dunque utile leggere ancora titoli di cronaca senza alcuna connotazione sociale valida.

Durante la presentazione della nuova legge regionale contro la violenza sulle donne, tenutasi alla casa internazionale l’8 maggio, alla presenza tra le altre anche dell’assessore alle pari opportunità Concettina Ciminiello, ci sono state alcune contestazioni tra gli esponenti nel pubblico. Soprattutto sulla questione esposta dall’assessore stesso che esprimeva un punto di vista dell’ uomo violento affrontato come una persona malata.

Per quanto riguarda questa contestazione non rispondo di un opinione personale dell’assessore Ciminiello. Posso dire però che all’interno della legge ci sono dei punti in cui si tratta la persona violenta come una persona che può avere, se vuole e se si propone, un sostegno mirato al recupero.

La seconda contestazione invece è stata fatta sull’attuazione di un osservatorio di cui si è molto discusso e che sembra portare a diverse perplessità. Non si capisce bene per esempio come può essere strutturato oltre che a livello telematico, anche territoriale. Alla luce del fatto che molte delle realtà di recupero sul territorio non sono riconosciute e dunque rimangono realtà nascoste e non individuabili da un punto di vista numerico. Come risponde a questa contestazione?

 La questione dell’osservatorio è sicuramente un argomento molto delicato in quanto sussiste un radicato scetticismo sulla paura dell’ennesimo osservatorio fatiscente. Così come è comprensibile la preoccupazione di molte associazioni e volontari che offrono un preziosissimo contributo ma che effettivamente non sono al momento riconosciute. Questa come altre sono sicuramente delle scommessa molto importanti che ci siamo posti. Ci sono senza dubbio una serie di problemi aperti e che di certo dobbiamo affrontare e che abbiamo l’assoluta volontà di combattere e di migliorare per l’ attuazione finale della legge.

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