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VISIVA ospita: 50/50 Selected Artworks – Rossana Calbi

Tre anni in attesa per un processo, e se non si possono giudicare le motivazioni dell’accusa e si deve rispettare ogni sensibilità toccata e offesa, si deve dire che tre anni in attesa di un processo rappresentano un atto di violenza.

visiva 3Rub Kandy nel 2011 impose al quartiere Pigneto di Roma un’istallazione che faceva pesare sulle teste degli abitanti di uno dei luoghi della Resistenza romana la frase: WORK WILL MAKE YOU FREE, traduzione tedesca del monito sulle porte di numerosi campi nazisti, tra cui Auschwitz e Dachau. Una frase forte, un ricordo doloroso, ma l’arte deve ricordarsi di svegliare le coscienze o deve annuire all’estetica imperante? Deve urlare in qualche modo o assecondare il pensiero basso ed essere accondiscendente?

La memoria era stata usata come uno schiaffo in faccia rispetto a una condizione attuale, Rub Kandy ha reso pensate un grido che non si alza nel quotidiano: perché sotto questa frase ovvia noi ci potremmo camminare ogni giorno senza urlare che il lavoro rimane un diritto costituzionale e non una concessione. Usare il dolore per ricordare una condizione di cancrena a cui, ormai, ci si è abituati può essere una delle letture di quell’istallazione che dal 25 aprile 2011, giorno della sua imposizione sul ponte dell’isola pedonale di via del Pigneto, fece accusare Rub Kandy di diffusione di idee naziste e razziste.

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Se l’accusa è stata mossa vuol dire che qualcuno si è sentito colpito e che probabilmente il ricordo dell’olocausto è giustamente ancora forte, e queste sensibilità dovrebbero muovere costantemente denunce per apologia del fascismo ai frequenti cortei che partono nei pressi della stazione Termini. Si spera che intervengano con la stessa solerzia per un reato che secondo molti limita la liberta di associazionismo e di pensiero, ma che, di fatto, esiste. Rispetto all’espressione forte di un artista queste sensibilità hanno alzato la testa sotto una citazione dolorosa, smuovendo la loro etica nei confronti di Rub Kandy che sostiene da tre anni spese legali per un mancato processo. Da qui nasce la mostra 50/50 Selected Artworks, collettiva in corso dal 9 al 15 maggio 2014 presso VISIVA, uno spazio non lontano dal quartiere Pigneto, che ha ospitato trentatré artisti legati soprattutto alla street art ma anche al design, all’illustrazione e alla visual art.

visiva2Trentatré artisti che hanno ceduto il cinquanta per cento del ricavato della vendita delle opere in mostra per il supporto delle spese legali di un artista limitato nella sua espressione. 50/50 Selected Artworks è un progetto artistico che vede la partecipazione di artisti come Borondo, street artist spagnolo che imprime la sua sensibilità sui muri e graffia i vetri con i suoi corpi persi in un vuoto esistenziale, Alice Pasquini una delle street artist romane più famose a livello internazionale, che nella semplicità del tratto tratteggia sui muri un’arte che non disdegna i lineamenti morbidi e i colori pastello, colori che Giò Pistone urla modellando il suo mostro: La lotta.

50/50 Selected Artworks è una mostra poliedrica, la curatela di Rub Kandy e Jessica Stewart che si occupa da anni come fotografa e pubblicista di raccontare la street art, mostra i molteplici aspetti della viva scena romana facendo spiccare il rosso di MP5 conZensuraktion. Se il lavoro di quest’artista si caratterizza per il bianco e nero, qui si è macchiato per negare il silenzio-assenso di fronte a ciò che è vera costrizione. Forse la storia avrebbe dovuto insegnarci di cosa aver veramente paura, o quanto meno ci avrebbe dovuto rendere responsabili di fronte a un atto di giustizia che comunque si deve compiere da tre anni. L’arte risponde e lo fa in mezzo alla strada e anche negli spazi come VISIVA che hanno il coraggio di ospitare una mostra con una chiara dichiarazione di intenti.

 

Link di riferimento: www.visiva.info

 

Visiva – La Città dell’Immagine

via Assisi 117,

roma
info@visiva.info

+39 06.96042680

Rossana Calbi

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