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Poeti e artisti del muro, book crossers e versificatori combattenti ecco le nuove frontiere delle arti popolari

La poesia come fiume, che scompare e riappare, la poesia come fenomeno personale e universale, la poesia come ancella della vita quotidiana o espressione solare della gioia di vivere. Sommersa da altri testi negli scaffali delle librerie, essa ricompare ora, come una scia d’acqua fragorosa seppur sotterranea, prepotentemente sui muri delle città. Così la street poetry contagia le coscienze e le menti. Analogamente a quanto avviene con la street art sulle facciate di palazzi, la poesia di strada contamina edifici di pregio e luoghi anonimi.

foto(60)Ed è lo spazio comune visivo a diventare luogo di creatività più di ogni altro. In molte città si sperimenta il book crossing, metodo di condivisione di libri amati e detestati con lettori sconosciuti e l’ambito urbano diventa una gigantesca biblioteca a cielo aperto. Il tutto a testimoniare che la sperimentazione artistica ed estetica sostiene la vita dell’uomo anche in habitat molto diversi. A Roma come in altre grandi città italiane ed europee sui muri campeggiano versi, dall’Eur al centro storico non è raro imbattersi in rime o in versi liberi. E c’è chi con i versi sostiene le proprie campagne per la difesa di beni ambientali, come quelli delle associazioni che più volte hanno affidato a filastrocche e ballate la difesa della valle della Cecchignola consegnando alle istituzioni e recitando per strada le proprie composizioni, oppure quelli che utilizzano ancora oggi la statua di Pasquino come pulpito per le proprie rimostranze.

 

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Il tutto con un messaggio ritmato, sia esso popolare, in romanesco, calco o citazione di una composizione più nota, che in poche righe sa condensare ancora oggi in un messaggio romantico, audace, di ribellione, estetico ed estatico, speranzoso, rabbioso o volgare che traduce ancora oggi l’ansia di vivere nonostante l’omologazione e la liquidità della vita imposta dalle oligarchie economiche.

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