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Quartiere Eur: identikit di una prostituta

prostituzioneOre 16.00 di un giorno qualsiasi, Nadia, prostituta cinquantenne con nome di fantasia, solca i viali del quartiere Eur in attesa dei clienti rispondendo con un sorriso al mio saluto, a dimostrazione di un rapporto umano esistente ormai tra di noi. La storia di Nadia è comune a tante donne. Madri che nel loro Paese sono costrette a mantenere la famiglia formata da parecchi figli e addirittura nipoti, senza una prospettiva di guadagno adeguata. E tante di loro vengono allora ad attendere per la strada quei nove milioni di italiani, tanti sono i clienti di prostitute nel nostro Paese. Scordate però i vestiti striminziti delle prostitute sulla Cristoforo Colombo, Nadia ha una sua dignità. Veste sempre di nero, tailleur pantaloni o vestiti, non è mai volgare né sopra le righe. Scordate anche l’uso di droga o di alcool o l’aggressività propria di altre prostitute. Lei sta lì per lavorare. Con ogni probabilità c’è uno sfruttatore dietro di lei. Mentre attende i clienti lavora all’uncinetto nella parvenza di una normalità che a molte altre sue colleghe è sconosciuta. Ti dice chiaramente che la scelta di fare la prostituta è una scelta economica dettata dal fatto che con lo stipendio di badante non riuscirebbe mai a mantenere quattro figli ed un nipote. Ed imputa al crollo del regime di assistenza sociale dei paesi del blocco ex-socialista, l’ondata di prostitute provenienti dall’Europa dell’est. In tempi di elezioni europee forse questa situazione dovrebbe essere affrontata ma in realtà, a parte le dichiarazioni del Sindaco Marino, che il crollo di un regime di assistenza sociale abbia prodotto una migrazione di prostitute dai Paesi dell’Est sembra non riguardi i ricchi rappresentati dell’Ovest. La testimonianza di Nadia è preziosa perché in realtà rivela quanto sia forte il bisogno di essere considerata una persona al di là della sua condizione. Scrivo condizione perché ne’ la professione né il mestiere possono esistere in mancanza di leggi deputate al suo riconoscimento. L’essenza del suo messaggio è proprio questa e si racchiude nella capacità e nella possibilità dell’individuo di essere considerato tale al di là della sua condizione. Quando la incontro e possiamo parlare, la frase che ripete sempre è questa: “la ringrazio perché lei mi tratta come una persona. Mi saluta e mi chiede come sto”. Sembrerebbe il minimo ma evidentemente in un Paese ipocrita le prostitute sono davvero ancora oggi in una condizione subalterna tale da dover ringraziare chi soltanto porge loro un saluto educato.

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