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Canili di Roma: la Marino chiude, la LAV sul piede di guerra

 

canile vitiniaIl piano canili del Comune di Roma fa discutere molto. La preoccupazione per la chiusura di alcune strutture con la relativa ricollocazione di animali è stata al centro dei timori espressi ieri dalla LAV che, con una lettera molto dettagliata indirizzata all’assessore Estella Marino, denunciava il probabile aumento di animali randagi e rimandava la discussione ad una accesa riunione convocata per giovedi prossimo. Nella capitale sono più di 5000 i cani randagi sul territorio a fronte di nessuna iniziativa comunale tesa al contenimento e alla prevenzione del fenomeno. Se a questa situazione si aggiungerà la chiusura di gran parte dei servizi comunali, attualmente sono più di 2000 i cani ospitati nelle strutture, ecco che si paventa una situazione non semplice. <Una strategia già tentata in passato ma rivelatasi fallimentare e dannosa, – sostiene l’associazione animalista nella missiva indirizzata alla Marino – perché non si saprebbe più dove mettere le decine di cani che quotidianamente vengono catturati o ceduti, provocando un aumento dei randagi e dei problemi di sicurezza pubblica connessi – perché si dovrebbe ricorrere a strutture private con uno sproporzionato aumento di spesa – perché dipendendo necessariamente dalle strutture private convenzionate si perderebbe il potere contrattuale con esse, sia in termini economici che di compromessi sul benessere degli animali – perché si chiuderebbero posti di lavoro a Roma. Semmai verrebbe di pensare a risanarle, come annunciato nel programma elettorale del suo sindaco, una deduzione alla quale sono arrivati anche i due precedenti assessori, agguerriti quanto lei nelle chiusure>. E forse ormai i cittadini romani hanno dimenticato situazioni che ancora invece sussistono nella nostra penisola. Cani soli che fanno capolino nelle città del sud Italia, pronti a cercare nell’immondizia il cibo, o ancora cani maltrattati legati alla catena corta, o ancora di più cani sfruttati per giochi clandestini proprio perché randagi e quindi privi di qualunque tutela. Ma il contendere adombra altre situazioni, tra queste quella dei cani del canile Parrelli presenti nella struttura sequestrata e ancora alla mercè degli indagati, e quella del rifugio canile del Poverello a Vitinia. <Tutti i cittadini romani osservano il suo operato e si chiedono come noi, come mai l’assessorato ha dichiarato senza alcuna giustificazione di non poter richiedere alcun tipo d’ingresso in deroga per i cani del Parrelli, mentre per altri casi di suo interesse – nello stesso periodo – ha ottenuto una deroga di trasferimento per circa 60 cani. Come mai per gli animali sequestrati non ci sono risorse, mentre per i cani comunali compaiono all’improvviso le risorse per trasferire circa il doppio dei cani e dei gatti presso strutture convenzionate. Come mai si rispetta diligentemente un discutibile atto amministrativo di blocco sanitario della Asl, facilmente ovviabile per il Comune e non vincolante, mentre si evade un ordine perentorio dell’Autorità Giudiziaria impartito per risolvere una grave criticità sanitaria, autorizzata dal comune e oggi dallo stesso ignorata. Le ricordiamo inoltre che le attività di adozioni già limitate alla sola giornata del giovedì, indicate dal Custode quale metodo alternativo per lo svuotamento del Parrelli, dovranno essere ulteriormente ridotte per motivi di opportunità ad alcuni giorni preventivamente concordati per gruppi di adottanti. Nel merito del canile del Poverello, restiamo perplessi perché così facendo si tenta di chiudere l’unico parco canile romano, una struttura che altri enti qualificati hanno definito perfettamente sanabile e autorizzabile, la invitiamo per tanto a verificare l’attendibilità di tali certificazioni per non commettere un grave danno alla città di Roma. Ci rincresce dirle che le iniziative da lei annunciate sono tecnicamente un grave errore d’inesperienza – conclude la LAV – frutto di una chiusura verso gli operatori di settore, verso il loro contributo e le soluzioni da loro proposte. Una chiusura cominciata con la demolizione dell’ufficio diritti animali avviata dalla Giunta Alemanno e ora da lei perseverata. Con l’insediamento della nuova Giunta comunale, ci aspettavamo un periodo di rinascita delle collaborazioni d’idee e iniziative programmatiche, una inversione di marcia mai avvenuta, che oggi trova il suo apice in un programma che suicida l’indotto comunale deputato al contenimento del randagismo e osteggia gli oneri morali e giuridici di una custodia giudiziale. E’ impossibile massimizzare i risultati senza una coordinazione delle azioni comunali con quelle stesse associazioni che oggi, assorbono a proprie spese, circa il 70 delle attività che il comune e le Asl non garantiscono sul territorio. Ci auguriamo che la riunione indetta con le associazioni per giovedì prossimo possa servire a convincerla dell’errore che si sta commettendo con al politica delle chiusure sia delle strutture che delle collaborazioni con le associazioni”.

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