Politica

La scelta italiana – Massimiliano Di Gioia

renzi 3Gli italiani che sono andati a votare hanno scelto: Renzi ed il Pd rappresentano in questo momento la chance più efficace e credibile per cambiare l’Europa e riformare l’Italia. Con il 40% dei consensi, gli italiani hanno indicato al premier la via che deve seguire nei prossimi mesi, senza più alibi o tentennamenti. Cioè dare lustro all’Italia in Europa durante la guida del semestre europeo lavorando ad una revisione delle politiche europee di austerità e di mancato sviluppo sociale e approvare rapidamente in Italia le riforme istituzionali ed economiche che stabilizzino e rilancino concretamente il paese. E’ un voto che premia il Pd ed il suo leader in tutta la penisola e che rifiuta con decisione il nichilismo di Grillo e certifica il declino politico di Berlusconi. Tradotta in termini assoluti, l’azione di Renzi, in ottanta giorni di governo, ha raccolto  oltre 3 milioni di voti in più rispetto alle politiche dello scorso anno, un risultato storico se si considera il PD primo partito ovunque, come ad esempio nel nord e nel profondo nord est in ceti sociali e zone da sempre ostili ai dem. Renzi ha intercettato la voglia di cambiamento e di speranza del paese oppresso dalla crisi, si è dimostrato l’antidoto a Grillo, ha raccolto consensi anche nella base sociale ed economica che ha sempre votato Berlusconi ed ha saputo interpretare la richiesta di rinnovamento e di rottura con un certo sistema che proveniva da larga parte del suo partito. Proprio un PD compatto attorno al suo leader – di partito e di governo – ha rappresentato il successo di queste elezioni.

Su scala europea il PD è l’unico partito, come quello della Merkel, che cresce stando al governo, nonché primo partito tra quelli aderenti  al partito socialista europeo. Dunque di fronte al tracollo dei socialisti di Hollande, alla forte avanzata delle destre capeggiate da Marine Le Pen, alla crescita degli euroscettici ed al ritorno più consistente della sinistra radicale a Strasburgo, il risultato di Renzi, che guiderà  il semestre europeo dal 1 luglio, pone l’Italia, non accadeva da anni, sulla scena europea come protagonista e non più come semplice comparsa. Ci sono tutte le condizioni per far pesare il forte mandato ricevuto e dettare una revisione delle politiche “vincolistiche”  imposte dal colosso tedesco in tutti questi anni. La debolezza politica francese potrebbe anche prefigurare un nuovo asse non più franco-tedesco ma allargato al sud Europa. E’ una grande occasione da non perdere, l’Europa deve cambiare registro altrimenti rischia la bancarotta e l’implosione sociale.

Su scala nazionale il voto ha riflessi immediati sull’azione di governo, Renzi dovrà accelerare sulle riforme istituzionali e cercare di far ripartire l’economia e l’occupazione. Con questo voto ha scongiurato qualsiasi ipotesi di elezioni anticipate, nessuno degli sconfitti chiederà di andare a votare a breve o nel 2015 e soprattutto, la sconfitta di Berlusconi da un lato ed il risultato appena sufficiente di Alfano (entrambi dunque debolissimi), in qualche modo gli garantiscono i numeri sulla governabilità e le riforme costituzionali.. Se dovesse essere ostacolato nel suo cammino, ha un’arma indiscutibile dalla sua: tornare alle urne.

Dunque, potrebbe governare fino alla fine della legislatura nel 2018 tenendo però presenti almeno quattro questioni che derivano da questo voto: La prima, se è vero che l’affluenza in Italia in misura percentuale  e’ stata la più alta in Europa, in termini assoluti non sono andati a votare circa 20 milioni di italiani sui 49 aventi diritto. Si possono fare tutte le distinzioni del caso tra elezioni europee e politiche ma il dato è chiaro e dimostra non solo una disaffezione alla politica ma anche una sfiducia generale al cambiamento o a qualsiasi offerta che lo incarni.

La seconda, Grillo ed il suo movimento, pur sconfitti, si attestano ormai secondo partito e costituiscono una “grande minoranza” di opposizione. Se il M5S comprenderà che è arrivato il momento di fare politica, di “entrare con le mani nel piatto”, di produrre risultati e spiegare agli italiani come superare la crisi invece che dare l’impressione, come fatto in un anno di Parlamento, di occuparsi di più ad attaccare e distruggere le istituzioni invece che a cambiarle, Renzi dovrà fare i conti con questo “nuovo bipartitismo”.

La terza, confrontarsi con la prevedibile riorganizzazione del centro destra dopo il declino della leadership di Berlusconi. In parte con il governo attuale già è in atto l’operazione di tenere sempre più sganciato Alfano da Forza Italia ma Berlusconi ha ancora un peso fondamentale sul futuro del centrodestra e sarà lui a decidere se verrà sostituito in modo “dinastico” dalla figlia Marina oppure da libere primarie tra vari esponenti nazionali come Fitto, Gelmini, Toti ed altri. Se la lotta intestina prevarrà sulla politica ci vorrà del tempo prima che il centrodestra diventi credibile agli occhi degli elettori italiani.

La quarta, riguarda la sinistra italiana con la Lista Tsipras che ha sfatato la maledizione del quorum che la perseguitava dal 2008 con la sinistra arcobaleno. Risultato modesto in realtà se si considera che oltre ad importanti esponenti della società civile come Barbara Spinelli e Moni Ovadia, erano confluiti i partiti di Sel e Rifondazione. Però le istanze di questa sinistra che chiede un’Europa più vicina ai deboli ed alle persone piuttosto che ai mercati e ai capitali, più una vocazione sociale che monetarista, saranno presenti nel dibattito europeo ed italiano. Dunque la vocazione maggioritaria del Pd può essere scalfita se anche la sinistra recupera la politica ed una proposta comune e credibile per uscire dalla crisi, superando la vocazione minoritaria del “cartello elettorale” che assemblato all’ultimo ed in tutta fretta spesso viene punito dagli elettori.

 

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