Blog

Festival dell’Oriente: un fior di loto pronto a sbocciare – Daniela Carracino

danzatriceSi è da poco conclusa la VII edizione del Festival dell’Oriente tenutasi presso il complesso fieristico Fiera di Roma. Un tour di 4 giorni tra stand commerciali, spettacoli folkloristici, seminari, arti marziali e pratiche salutistiche con l’intento di esplorare culture, tradizioni, religioni, filosofie, artigianato e cucina di una parte di mondo circoscritta sotto il termine generico di Oriente ed Estremo Oriente, che non smette mai di attrarre l’Occidente. Quasi sinonimo di esotico, l’Oriente esercita da sempre un fascino particolare sulla cultura e il gusto occidentale, attratti dal misticismo e sincretismo religioso da un lato, e dalla difficile intelligibilità di forme e contenuti: la scrittura ideografica, l’elegante calligrafia araba, l’arte dell’Ikebana, il complesso cerimoniale del tè, le pratiche yoga o le danze e musiche classiche indiane, le cui origini risalirebbero agli antichi testi sacri vedici. L’interesse e la fascinazione che suscitano le arti, il folklore e la spiritualità dell’Oriente nel nostro immaginario ha addirittura stimolato una diversa speculazione sull’uomo, che va ben al di là della dicotomia mente-corpo o corpo-anima a cui ci avevano abituati Aristotele e Sant’Agostino, ricongiungendo l’uomo, e riappacificandolo quasi, con la natura tutta, attraverso quell’unico elemento che li accomunerebbe: il Qi (氣, Ki in giapponese, prāna in sanscrito) ovvero l’Energia vitale, il soffio che pervade tutti gli esseri viventi. Questo e molto altro deve aver stimolato la curiosità di molti di coloro che hanno scelto di trascorrere almeno un giorno, di quello che è stato un lungo fine settimana, alla Fiera di Roma, per immergersi e scoprire un’area geograficamente e culturalmente molto distante, senza laboriosi spostamenti o fastidiosi jet-lag. Due interi padiglioni hanno ospitato artisti ed espositori, artigianato, gastronomia, centri benessere. Il visual merchandising è stato assicurato dalla baraonda di colori, odori e sapori, dall’atmosfera allegra e animata grazie anche ai canti e ai trenini spontanei degli Hare Krishna.

Festival-dellOriente-Roma1In ciascun padiglione erano presenti due palchi distinti dedicati, rispettivamente, uno alle arti marziali e uno agli spettacoli di musica e danze, mentre due piccole salette sono state messe a disposizione di workshops e seminari più o meno a tema orientaleggiante. Per ciò che ha riguardato le arti marziali c’è stato un buon bilanciamento tra stage e seminari teorici, volti a spiegare le tecniche e a presentare le varie scuole, e le esibizioni e dimostrazioni pratiche, coinvolgendo anche il pubblico, che ha avuto l’occasione, per chi ne fosse stato interessato, di provare una lezione di Taijiquan o di Qi Gong. Cuore e anima dell’intero Festival dell’Oriente sono stati i numerosi spettacoli di canti e danze tradizionali, dove i colori e le forme dei costumi tipici di ciascuna nazione coadiuvavano movenze e ritmi fortemente connessi con il messaggio religioso, mistico o semplicemente di gioia che esprimevano. Ogni gesto, ogni singolo movimento di mani, piedi, polsi, nonché l’espressività del viso, facevano parte di una coreografia accurata che sfruttava un linguaggio dei segni del corpo a noi sconosciuto e misterioso. Emozionanti sono state anche le esibizioni della cantante lirica giapponese, rigorosamente in kimono, con arie della tradizione giapponese e della Madame Butterfly di Puccini e della soprano cinese Li Li, anch’essa in uno splendido abito tradizionale, che ha eseguito un canto cinese e la famosa aria “Nessun dorma” della Turandot di Puccini. Non sono mancati i tamburi giapponesi dei Masa Daiko, il gruppo più rappresentativo a livello internazionale, e un assaggio di balli indiani in stile Bollywood. Tutti gli artisti hanno saputo dare il meglio di sé, nessuna improvvisazione o dilettanti allo sbaraglio, molti hanno replicato più di uno spettacolo al giorno alternandoli da un padiglione all’altro. A stridere tra di loro sono stati forse le serie dei workshops e delle conferenze, piccoli ma significativi spazi da un’ora ciascuno, in cui singoli e associazioni presentavano la propria area tematica. Accanto ai seminari sul Judo, sul Reiki, sulla pratica zazen nel Buddhismo Zen, molti altri sono stati gli argomenti trattati, che però con la cultura e il folklore orientale avevano poco o nulla a che vedere. Temi come “vita metamorfica e vissuto prenatale”, “lettura dell’anima, del destino e affinità di coppia”, “agricoltura vibrazionale e radionica”, “costellazioni familiari”, “energia olografica sistemica” o le “scie chimiche, teoria del complotto” hanno gettato sul Festival una deriva new age propria dell’atteggiamento occidentale, che tende a fraintendere, a causa dei diversi riferimenti culturali, o persino a stravolgere e reinterpretare a proprio uso e consumo principi filosofici e contenuti religiosi provenienti dall’Oriente ed Estremo Oriente, snaturandoli oppure semplicemente estrapolando le pratiche religiose dal loro contesto – come con lo Yoga, che nella terminologia delle religioni originarie dell’India indica l’insieme di pratiche ascetiche e meditative – importandole, dopo averle rimaneggiate, e spacciandole come panacea di tutti i mali dell’uomo moderno e industrializzato o come efficaci strumenti per il raggiungimento del successo personale. Scarso lo spazio dedicato al sincretismo delle religioni dell’India, assente l’approfondimento sul Buddhismo, che non è una filosofia, ma una vera e propria religione, con tanto di statuto e ordinazione monastica, o sulle influenze taoiste da cui è mutuato lo zen, nessuna conferenza sugli attuali scenari in Thailandia o sul Teatro dell’Opera di Pechino, questi forse i nei di questa rassegna, che a mio dire possono servire da stimolo per migliorare le prossime edizioni. L’Oriente non è più un lontano posto esotico da cui attingere spezie, tè, arazzi, sete finemente lavorate e souvenir, oggi l’Oriente, o meglio l’Asia, è un attore importante della scena politica ed economica mondiale. Approfondire la cultura e il pensiero di realtà così diverse dalla nostra è stata forse la vera occasione mancata di questo Festival dell’Oriente, che però speriamo sia il filo conduttore della prossima, dove il cibo sapeva prevalentemente di curry e chi ha potuto, ha assaggiato, beneficiandone, un energico massaggio thailandese.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...