Blog

Rifugiati: oltre “gli sbarchi – Massimiliano Di Gioia

Foto articolo rifugiatiO fuggi o muori. E quando si è in fuga non si è certi di sopravvivere al viaggio. E’ il destino dei rifugiati, dei richiedenti asilo e sfollati dai paesi in guerra o in carestia. E’ il destino delle persone costrette a lasciare il Paese dove sono nate e vissute per scappare dalla morte, dalla violenza, dalla persecuzione e dalla discriminazione. Il 20 giugno 2014, Giornata mondiale del Rifugiato istituita dall’ONU nel 2001, ha permesso di fare il punto della situazione. Il dato diffuso è impressionante: sono 51,2 milioni i migranti forzati nel 2013 secondo il rapporto pubblicato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ben 6 milioni in più rispetto al 2012. Per dare un’idea dell’ordine di grandezza, è come se quasi tutta la popolazione dell’Italia fosse costretta, per ragioni di sicurezza, a lasciare il paese. I migranti forzati provengono principalmente da Afghanistan, Siria e Somalia anche se la maggior parte è rappresentata dagli sfollati interni, ovvero quelle persone che sono costrette ad abbandonare le loro case ma che rimangono comunque all’interno nel proprio paese. Oggi 26 giugno è previsto il vertice UE dal quale molti si attendono risposte concrete. Intanto il summit è stato preceduto dalle proteste in Italia per la vicenda del blocco della “Carovana europea dei migranti” partita da Torino e diretta proprio a Bruxelles, a dimostrazione di quanto sia ancora ristretto l’orizzonte di chi decide della vita di un rifugiato. Come se non fosse un diritto porre al centro delle politiche europee ed internazionali un tema ormai divenuto emergenza globale, la più grave secondo l’ONU dopo la seconda guerra mondiale e che impone urgenti interventi sulle politiche di accoglienza nei paesi ricchi e sul contrasto agli innumerevoli conflitti sparsi in tante regioni del mondo.

Al di là dei numeri,  i rifugiati sono persone con le loro storie e le loro sofferenze.  Si parla di immigrazione come “flussi quantitativi” e di “sbarchi” ma non si riflette sui motivi che spingono milioni di persone, uomini, donne e tantissimi bambini ad abbandonare la propria casa, la propria identità, il proprio futuro alla ricerca di una speranza di vita che molto spesso si rivela tragica. Accogliere ma anche ascoltare e sostenere il disagio psichico del migrante è un tema centrale che proprio in questi anni è venuto sempre più alla ribalta. Su questa scia infatti si è svolta l’iniziativa del 20 giugno ideata ed organizzata a Roma da Etna associazione di promozione sociale di Etnopsicologia analitica,  presso il nuovo cinema Aquila. Alla serata convegno dal titolo “Elaborazione del lutto nel migrante” e patrocinata dal Comune di Roma, hanno partecipato la scrittrice Sonya Orfalian ex rifugiata della diaspora armena, Ugoma Francisco mediatrice culturale del Mozambico che vive in Italia da circa venti anni e la presidente della commissione Roma Capitale delle politiche sociali Erica Battaglia. La presidente di Etna, Barbara Massimilla, ha presentato l’associazione che dal 2008 si occupa di prestare ascolto e sostegno terapeutico al disagio mentale della popolazione migrante. ETNA (www.etnopsicologianalitica.com ) in particolare, offre la competenza di psicologi altamente specializzati nel campo dell’intercultura e che spesso svolgono la loro attività anche in realtà particolarmente critiche, come campi profughi e centri di accoglienza per rifugiati. “Il tragico epilogo degli attraversamenti per mare con la perdita dei propri cari e dei compagni di viaggio, spesso dispersi senza sepoltura nell’oscurità delle acque  – ha sostenuto Massimilla – ci obbliga a riflettere sugli stadi di solitudine, vuoto e assenza in cui i sopravvissuti sono sospesi”. Ed all’elaborazione del lutto del migrante  è dedicato il film che ha concluso la serata, “La prima neve” di Andrea Segre presentato alla 70° Mostra di Venezia. Nel sapiente dialogo tra documentario e finzione la storia di Dani, nato in Togo e fuggito dalla guerra in Libia che perde la moglie durante il viaggio, si intreccia con la vita di Michele, un bambino orfano di padre che vive nelle montagne nel Trentino. Entrambi si incontrano in un luogo che li accoglie nella natura e nel silenzio per condividere insieme i loro lutti, lenire le ferite, elaborare la perdita e tradurla in un linguaggio poetico come solo il cinema sa fare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...