Cultura

Tacita Silva: la parola e il disegno – Rossana Calbi

tacita_silvaUna fiera mostra i denti aguzzi e gli occhi iniettati di sangue, non è sola: la affiancano altre feroci fauci. In una foresta in cui il giallo è il sole che sta tramontando, si scorge un profilo di donna: è lei il vero pericolo. Sono i suoi capelli che costringono le bestie fino a trasformarle in vittime,ed è la donna la vera minaccia nella Tacita Silva raccontata dal disegno di Rita Petruccioli per il primo leporello di Inuit Edizioni. La piccola casa editrice bolognese inizia la sua collana editoriale di libri pieghevoli stampati con l’antica tecnica risograph con i disegni di Rita Petruccioli. L’illustratrice romana nel suo racconto dispiega una foresta ieratica con delle bestie che ricordano l’iconografia orientale e che si confondono nei capelli tortuosi di una donna piccola con un profilo appuntito che riporta l’immaginario al fumetto francese. I rimandi dello stile della Petruccioli, che divide il suo lavoro tra case editrici note come la Mondadori e gli sforzi della micro editoria, sono molteplici e anche confusi: riportano a un passato in cui il carattere esplicativo del titolo è di una classicità non rassicurante e le forme vegetali in cui è inserito invece sono quelle stilizzate di un disegno medioevale in cui “rationale signum et sensuale habere”*.

La parola è disegno. Il significato è silenzioso e ricercato nelle pagine che si ripiegano su loro stesse. In questa visione si apre il racconto silenzioso di una foresta in cui la “parola” e la “lettera” su un libro diventano inutili ed il disegno rivela tutta la sua forza simbolica, così come lo erano le vetrate del Duomo di Milano, utili a spiegare al pellegrino la storia divina. Mentre si apre il foglio piegato, la foresta rivela il suo vero pericolo, e svela l’inganno di cui l’uomo è vittima: la parola non è fondamentale perché questa può essere sede di interpretazioni e quindi falsa, d’altronde anche san Paolo diffidava della “lettera”. E sono quindi i simboli a spiegarci e farci vivere nella realtà. Rita Petruccioli svela una foresta muta in cui i colori, sovrapposti non in modo sempre analogo a causa della stampa semiartigianale usata per dar vita alle fronde di un bosco pericoloso e selvaggio, diventano anch’essi un simbolo. La virtù e il male non sono chiari, si confondono e vanno distinti e individuati nonostante le illusioni, la morbidezza dei capelli della fanciulla diventa l’esatto contrario di ciò che dovrebbe essere e i denti delle bestie sono serrati per l’impossibilità di agire. Il pericolo è confuso ed è la metafora di se stesso, nella silva silenziosa di Rita Petruccioli è l’impossibilità di vedere con chiarezza ciò da cui ci dobbiamo tenere lontano e che ci spinge ad avere ancora paura, solo i colori caldi di un sole che sta calando che ancora non fanno avvertire il pericolo incipiente e che ingannano prima di quella notte che è nascosta nell’occhio blu della vera Silva. La realtà è celata e non è la parola a svelarla, ma il segno: un tratto deciso e doppio che si segue orizzontalmente in una linearità utile a quel simbolismo a cui attinge il linguaggio della brava illustratrice in un libro che diventa un’opera d’arte.

 

*Dante, De vulgari eloquentia I

 

Rita Petruccioli, Tacita Silva, Inuit edizioni. Tiratura limitata 200 copie.

Libreria Inuit, via Giuseppe Petroni 19/c; Bologna

www.inu-it.com

 

 

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