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Ladri nella metro: beccati al mattino, di nuovo al lavoro il pomeriggio

cropped-cropped-metropolitana-di-roma.jpegMetro Piazza di Spagna, ore 16.30 circa, treno fermo, banchina affollata di turisti e romani. Irrompono urla dall’interno di un vagone ed improvvisamente un nugolo di ragazzi, accorre. E’ una scena ormai consueta per chi viaggia in metropolitana e scende nelle stazioni centrali della città eterna. Un turista si è accorto del tentativo di furto da parte di un ragazzo, dalla lingua era riconoscibile la sua appartenenza alla comunità rom, e così lo ha trattenuto nel vagone. Stavolta al giovane ladro ha detto male perché il turista in questione è un energumeno alto almeno un metro e novanta. A cercare di liberarlo giungono i compari del giovane che con urla e spintoni lo liberano dalla presa dell’uomo. Convoglio fermo, cittadini atterriti sulla banchina. Poi il treno riparte nell’attesa che giungano i carabinieri. Ma tutti parlano del fatto. E così si viene a sapere da alcuni addetti che lo stesso gruppetto di ragazzi era stato preso con le mani nel sacco la mattina. I carabinieri intervenuti, militari in borghese che sono sui treni, gli avevano sequestrato ben venti borse e portafogli. Fermati nel mattino, al pomeriggio di nuovo al lavoro. Il personale in servizio non può far nulla ed assiste impotente ogni giorno a questi atti. I cittadini osservano solitari queste scene a meno che non ne siano protagonisti in negativo. Eh si, perché oltre alla possibilità di essere derubati bisogna mettere nel conto di tenere i nervi saldi. I giovani così addestrati hanno famiglie che assoldano avvocati bene pagati e chiunque in preda ad una reazione potrebbe trovarsi in situazioni poco piacevoli. Non esistono leggi che possano colpirli perché i ladri sono tutti minorenni. Dunque per tutti, cittadini, addetti, anche carabinieri e agenti di polizia è una situazione senza via d’uscita. Il confine tra la denuncia sterile e l’azione è davvero enorme, eppure a pensarci seriamente, oltre al furto in sé queste azioni hanno per effetto quello di andare a nutrire un enorme flusso di denaro che si può riciclare negli affari sporchi. Ed è questo flusso che andrebbe colpito. Non sono somme che servono per la sussistenza personale, sono denari che vengono reinvestiti possibilmente nel traffico di armi, di droga e nell’usura nonché nella ricettazione che nei campi rom, e qui non me ne voglia chi con i rom ci lavora in modo serio, puo trovare una zona franca. Cause ignote sono ancora dietro al rogo del campo de “La Barbuta” avvenuto ieri nell’indifferenza dei vertici capitolini. Lo stesso presidente della Croce Rossa Italiana Flavio Ronzi ha denunciato l’assenza di risposte da parte dell’assessore Cutini. Su questi punti bisogna investire di più. E seriamente. Se le questioni che riguardano anche la vita quotidiana di tutti hanno un valore allora bisogna agire con una vera e propria task-force che riguardi l’ingente flusso di denaro che transita all’interno dei campi per scopi non leciti come primo atto. Colpire i genitori di questi giovani per induzione a reati, il secondo passo. E con un’attenzione scrupolosa alle norme altrimenti avvocati avvezzi e sapienti, oltre che ben pagati, possono riuscire a controbilanciare accuse serie. C’è chi ha riferito che il personale in attivo presso le stazioni rischia grosso ad intervenire, non avendo coperture legali e in alcuni casi ha pagato pesantemente il proprio atto a difesa degli utenti. Il terzo punto, è qui non me ne voglia chi di rom non ne vuole sentire parlare, è il controllo nei campi ma vero, reale, con iniziative serie volte ad inserire i bambini ed i giovani nel mondo lavorativo. Altrimenti purtroppo non rimane che constatare l’incapacità di una classe politica e amministrativa che nella metropolitana evidentemente non ci mette mai piede e che spera che le questioni si risolvano ponendo gli uni contro gli altri in una infinita guerra tra poveri.

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