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Sovrintendenze “ingabbiate” e beni culturali in pericolo: basta un emendamento

DallaFoce1E’ accaduto tutto nel giro di pochi minuti, un appello, un voto, ed ecco che di colpo si è messa “in gabbia” l’azione delle Sovrintendenze. E’ bastato un emendamento, che ha aggiunto il comma 1 bis all’art. 12 del D.L. n. 83 del 31/05/2014 in discussione in commissione cultura alla Camera, e il piatto è stato servito. I pareri, i nulla osta e altri atti rilasciati dagli organi periferici del Ministero dei Beni Culturali saranno sottoposti al giudizio da parte di una apposita Commissione di garanzia. In questo modo Direttori regionali, Soprintendenti e funzionari verranno subordinati a controlli di garanzia su richiesta o d’ufficio o su segnalazione delle altre amministrazioni coinvolte nel procedimento. Per chi non è avvezzo ad un tale meccanismo ciò si traduce nella possibilità di “neutralizzare” il parere fornito dalla sovrintendenza sulla tutela di beni ambientali, archeologici, artistici, paesaggistici. Un controllo che viene introdotto con non si sa bene quale finalità. O meglio, come insegnava qualcuno con tanti anni di politica alle spalle “a pensare male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca”. Le nostre non vengano assunte come conclusioni preconcette bensì come giudizi maturati nell’arco di tanti anni di frequentazione delle sovrintendenze, baluardo fondamentale per la tutela dei Beni Culturali. Quante volte si è ricorso al parere delle Sovrintendenze per bloccare progetti irrealizzabili e dannosi? Quante volte il giudizio delle Sovrintendenze ha determinato la conservazione dei Beni e la loro tutela? Tantissime! Ed ora, chi l’esperienza sul campo ce l’ha, sente minacciata l’unica possibilità di proteggere i beni più fragili che sussistono in questo Paese dalla “grande bellezza”. La posta in gioco è alta, e vede ancora una volta da un lato le ragioni della tutela, cioè del bene pubblico, e dall’altro quella dell’interesse di chi vuole indebolirne le garanzie. Giova ricordare in questo luogo che le sovrintendenze negli anni hanno visto assegnarsi soprattutto il ruolo che storicamente era stato della publica utilitas grazie a mutamenti dell’ordinamento giuridico decisamente volti a porre il bene pubblico da una parte della barricata contro gli interessi privati.

imagesEd ora il colpo assestato contro la tutela è davvero notevole. “Il giudice, il Soprintendente,  viene giudicato dalla Commissione di garanzia diventando praticamente un imputato. La giustificazione di questo emendamento si baserebbe sul “contenimento della discrezionalità delle Soprintendenze” – segnala l’associazione “Italia Nostra” sezione di Roma in un comunicato dai toni durissimi – Paradossale e avvilente visto che la possibilità di un riesame dei pareri è già previsto dalle leggi che regolano i procedimenti amministrativi prima del ricorso giurisdizionale. I Soprintendenti sono in libertà vigilata, in una aberrante complicazione burocratica che Italia Nostra Roma considera illegittima ai sensi del Codice dei Beni Culturali e dell’Art. 9 della Costituzione Italiana. Nulla si semplifica tutto si confonde. Chi ha partorito questo mostro giuridico? – si domanda l’associazione – E’ evidente che questo emendamento è arrivato per mettere i ceppi ai polsi ai Soprintendenti e ai funzionari coraggiosi che non hanno paura di opporsi ai poteri forti. Roma con il suo Centro storico e il suo Agro Romano Antico privi di tutele ringraziano l’estensore dell’emendamento comma 1 bis e tutti i deputati che lo hanno approvato in commissione.” Contro questo piano dai contorni davvero preoccupanti l’unico baluardo è rappresentato dall’azione popolare, ovvero dalla capacità delle persone di comprendere che la salvaguardia di questo nostro enorme patrimonio culturale si riverbera positivamente sulle generazioni future, sui figli dei nostri figli e che quindi esso merita un’azione di difesa in quanto bene di tutti. A questa capacità di tutelare la propria bellezza diffusa, l’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis ha dedicato frasi mirabili, “L’Italia ha avuto un ruolo guida planetario nella strategia della tutela e lo ha meritato per la qualità della cultura della conservazione diffusa tra i cittadini di ogni parte del Paese e di ogni classe sociale. […]Dobbiamo essere convinti e convincere gli altri cittadini che la qualità del paesaggio e dell’ambiente non è un lusso ma una necessità. […] Influenza direttamente, anzi innerva, la qualità della vita, la felicità degli individui e la ricchezza della vita comune”. Che giungano dunque tante azioni popolari contro questa norma fuori dalla storia, questo sarebbe davvero il segno che i deputati non si attendono, una rivolta dei singoli, pacata e giusta, nel nome della bellezza diffusa.

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