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DEMOLIZIONE VELODROMO: anniversario per la perdita di un monumento

DANIELA POSOCCO AG TOIATI IMPLOSIONEEx velodromo viale della Tecnica: vigilia della seconda udienza sulla questione della dispersione di amianto dalla struttura, e mani bianche per l’anniversario relativo alla perdita dell’impianto sportivo che il Corriere della Sera definitiva il 6 novembre 1958, “il più bello e il più perfetto del mondo”. La storia del velodromo olimpico inizia nel 1955 quando viene bandito il bando di gara per la sua realizzazione e termina ingloriosamente nel 2008 con la sua demolizione. A partire dalle olimpiadi del ’60 fino agli ’90 del secolo scorso il velodromo conosce un progressivo abbandono che nulla di buono fa presagire per le sue future sorti. Infatti negli anni si sono susseguiti accesi dibattiti sulla sua destinazione futura, sul fatto che potesse conoscere una riqualificazione ma alla fine si è proceduto in circostanze piuttosto burrascose alla sua demolizione. Il 24 luglio prossimo sarà il sesto anniversario delle operazioni di demolizione della struttura, un tempio dello sport progettato dagli architetti Ligini, Ortensi e Ricci, vincitori del concorso indetto nel 1955. Per definire la bellezza essenziale del Velodromo, fatta di curve e movimenti terra, Renato Nicolini aveva fatto ricorso nel 2007 al professor Tonino Terranova, riannodando il filo della land art all’ombra del Colosseo Quadrato. Dal 24 luglio 2008 lì non c’è più nulla, o meglio non si vede nulla. Poiché non è detto che ciò che non sia visibile non esista. Molti sentono ancora echeggiare i trionfi di Beghetto, Bianchetto, Gaiardoni o Maspes, molti ancora vanno con la mente all’epilogo triste che ha segnato la fine senza gloria di un progetto e di una realizzazione che tutto il mondo ci aveva invidiato proprio nel momento in cui  il nostro paese si stava riaffacciando alla ribalta internazionale dopo l’isolamento della dittatura e dei periodi bellico e post-bellico, altri vedono aleggiare un progetto che è naufragato contro gli scogli del Tar. Allora non possiamo dire che il Velodromo sia un pezzo di terra vuota. Gli spazi vuoti sono sempre pieni di una vita microscopica, non evidente ad occhio nudo ma per questo non importante. E’ come se la costruzione fosse ancora lì e proprio in virtù di quel magnifico segno e dei pendii, segnati da imponenti alberature e che ancora immaginiamo pieni delle gradinate, non possiamo accettare che quattro palazzi, seppur di pregio dal punto di vista immobiliare, cancellino le procedure di prestigio che si erano attivate per fare di quel monumento un altro monumento. Che fine hanno fatto le linee guida per il concorso volto alla ristrutturazione dell’impianto? Che fine ha fatto quel documento che doveva tutelare il pregio architettonico della struttura? Ecco, proprio per evitare futuri usi impropri dell’area e per ricordare ciò che è stato abbattuto, il prossimo 24 luglio i comitati e le associazioni, distribuiranno drappi bianchi per dire ancora una volta “giù le mani dal velodromo”.

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