Cronaca

Caos rifiuti a Roma: Marino offra le linee guida alla città – Marzia Lazzerini

ignazio-marino-2Il Sindaco batte un colpo sui rifiuti e glissa sulle domande di Metropoliroma.net. Bene la pulizia dopo la canonizzazione dei Papi, il primo maggio e il concerto dei Rolling Stones. Ma non basta. A Roma esiste una situazione drammatica e un’emergenza rifiuti senza precedenti. Cassonetti per la differenziata stracolmi, raccolta a singhiozzo, discariche a bordo strada, municipi con il porta a porta mai iniziato e bollette che impazzano. I cittadini hanno bisogno di sapere e di avere risposte chiare sulle responsabilità e sul rischio rifiuti a Roma. Ma le soluzioni al momento non sembrano arrivare e tantomeno le istituzioni riescono a dare delle chiare e serie risposte ai cittadini. Anzitutto nel sistema criminale e nel mirino della procura vediamo la complessa organizzazione delle discariche a Roma e nel Lazio e dei siti di raccolta. Una situazione che ha portato all’arresto del patron dei rifiuti Manlio Cerroni. Il processo vero e proprio è iniziato il 5 giugno scorso. Il presidente Ama Daniele Fortini, dichiara con fermezza che “L’Azienda è stata piegata per anni agli interessi di Cerroni”. I romani dunque attendono un processo di riorganizzazione per la città e per un’azienda che è stata assoggettata dalla presenza dominante di un imprenditore. Fatto sta che con la chiusura di Malagrotta e con l’arresto di Manlio Cerroni si è innescato un meccanismo rivoluzionario che ha gettato nella confusione e nella mala gestione l’ organizzazione dei rifiuti nella capitale. Ora più che mai i cittadini però vorrebbero delle risposte dalle istituzioni e soprattutto da chi rappresenta Roma. Come si intende gestire l’emergenza rifiuti? Come e cosa dobbiamo riciclare ora? Come saranno gestiti i siti alla luce dei fatti? A che punto siamo con la discarica di Falcognana e con la questione del terzo invaso? Ricordiamo a tal proposito che si vorrebbe porre una discarica in un luogo che è sottoposto a vincolo paesaggistico e sulla quale il MIBAC non ha mai dato parere favorevole e che sulla vicenda il Tar si deve ancora esprimere. Ma facciamo un passo indietro. La raccolta differenziata a Roma inizia nel 2006 – 2008 quando l’azienda municipalizzata Ama inizia a diffondere la raccolta porta a porta e il riciclo della frazione organica. Il progetto partì in via di sperimentazione in tre municipi: ex V; ex XII; ex XVI. Nel 2008 con il sindaco Alemanno proseguono una serie di progetti come ad esempio la raccolta duale o il porta a porta a Trastevere, che purtroppo sono destinati a fallire e che ancora oggi destano molti dubbi. Nel bene o nel male la raccolta differenziata a Roma, per la prima volta raggiunge un traguardo nel mese di dicembre 2012: 30,2 per cento sul totale della produzione di rifiuti. Ma questo dato rimane comunque infelice: è la metà della media europea. Successivamente, nel 2013, Ama riavvia la raccolta differenziata porta a porta in alcuni municipi di Roma. Ma anche qui c’è da dire che non è tutto oro quello che luccica: allo stato attuale in alcuni municipi il porta porta ha gravissimi problemi con il ritiro. Dall’analisi del rapporto ISPRA 2013 basato sui dati 2011 – 2012 sulla produzione e raccolta differenziata dei rifiuti urbani si evince che a Roma dal 2007 al 2011 c’è sia un aumento di produzione dei rifiuti solidi urbani che un aumento della raccolta differenziata. Ma la città è comunque ferma ad un misero 24,2 per cento del 2011. Nel 2011, infatti, sempre dai dati ISPRA, si evince che il 42,1% dei rifiuti urbani prodotti viene smaltito in discarica (la media europea è circa il 36%, ma si segnalano percentuali inferiori all’1% in Germania, nei Paesi Bassi e in Svezia, e inferiori al 5% in Belgio, Austria e Danimarca). Al tanto oltraggiato, dall’Italia, incenerimento va il 16,9% dei rifiuti urbani prodotti (la media Ue è circa il 23%), mentre l’1,8% viene inviato ad impianti produttivi, quali i cementifici, per essere utilizzato come combustibile per produrre cemento, e lo 0,5% viene utilizzato, dopo il pretrattamento, per la ricopertura delle discariche. È impensabile dunque un confronto in Europa. La grande differenza è legata principalmente al fatto che in Italia si continua a concepire lo stoccaggio del rifiuto indifferenziato in discarica, mentre in altri paesi quali la Svezia, la Germania e l’Austria il ricorso alla discarica è decisamente molto minore e la percentuale rappresentata dal rifiuto differenziato è tra il 60 e il 70 per cento. Il rimanente è confluito nell’incenerimento con recupero dell’energia prodotta. Legambiente concorda sul fatto che nonostante siano migliorati i tassi di raccolta differenziata l’Italia conferisce in discarica un volume di rifiuti ancora troppo elevato per provare a condurre il paese attraverso un percorso che abbia come obiettivo la creazione di un sistema a rifiuti zero. E chiarisce – “Sulle attività delle discariche pretendiamo il rispetto della direttiva europea e l’uso della leva economica, modificando in Parlamento l’ormai superata legge sull’ecotassa del 1995, per aumentare i costi dello smaltimento, diffondere le raccolte differenziate domiciliari secco-umido e sostenere il riciclo” e chiede di approvare una nuova legge anche per “bloccare gli incentivi per il recupero energetico, incentivando il riciclaggio e non solo le raccolte differenziate, puntando molto sugli acquisti verdi, ma serve anche completare la rete di impianti per il trattamento dell’organico, ancora carente soprattutto nel centro sud, puntando con decisione sulla digestione anaerobica”. Il quadro che ci offre l’analisi dei dati ISPRA sulla capitale è un quadro preoccupante non solo per i dati oggettivi non degni di una città civile, e dunque nettamente inferiori alla media delle città europee ma anche e soprattutto perchè apre un quadro allarmante, ancora oggi, da un punto di vista sociale e politico relativamente all’insieme delle mancate politiche di diminuzione della produzione del rifiuto.

 

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