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Tor di Valle: in uno studio del WWF del 2008 tutta la fauna e la flora

ippodromo-tor-di-valle-mapEra stato definito ‘il piu’ grande prato sulle rive del Tevere’, ora, a nostro dire, per le istituzioni puo’ diventare la foglia di fico ‘verde’ del progetto della nuova Tor di Valle, stadio e cubature annesse. In uno studio realizzato dal WWF nel 2008 venivano presentate tutte le emergenze faunistiche e le potenzialita’ naturalistiche allo scopo di farne una componente importante della zona fluviale proprio per i caratteri residuali di naturalita’. Ecco in sintesi il contenuto dello studio riesumato dopo una ricerca dettagliata. Il paesaggio attuale della tenuta di Tor di Valle, per chi non lo conoscesse, si presenta come una sorta di mosaico ambientale formato da due distinti frammenti, ovvero le sponde del fiume Tevere e l’area del terrazzo fluviale, esterno all’argine principale. Lungo il fiume si rinviene una fascia di circa 10\15 metri di ampiezza con numerosi frammenti di vegetazione piuttosto regolare con una fascia ripariale frammentata con numerosi individui arborei ed arbustivi sia di salice (Salix alba) che pioppo (populus nigra e populus alba) alternata a frammenti di vegetazione diversa. Nel secondo ambiente, l’area del terrazzo fluviale, la vegetazione e’  legata alla destinazione agricola del substrato. Per la fauna, particolarmente ricca, lo studio individuava tra le sue fonti, sia il testo fondamentale ‘Atlante anfibi e rettili della citta’ di Roma’, che le analisi visive condotte in loco. Grazie alle osservazioni realizzate sull’area e’ stata individuata la presenza del ramarro, del biacco. E poi ancora fagiani, l’airone bianco maggiore, l’airone cinerino, la garzetta, la folaga ed il germano reale. A testimoniare l’estrema vitalita’ del luogo, nei mesi di marzo e fino ad aprile inoltrato si sono osservati spesso esemplari di cormorano nonche’ poi l’upupa e il martin pescatore. Nei prati, territorio di caccia per numerosi raparci, si sono avvistate due coppie di gheppio, la poiana e il nibbio bruno. Degno di nota, il picchio rosso maggiore e il picchio verde. Ma ancora, le siepi e i canneti pullulano di vita. In queste piccole aree si sono potuti ascoltare l’usignolo di fiume, la ballerina bianca, l’occhiocotto. Tra i mammiferi volpi e ricci hanno lasciato le loro tracce come anche l’istrice. E infine tra i mammiferi, il surmolotto e la nutria. Un ecomosaico nel quale la vita abbonda e che, come concludeva lo studio, testimonia la sua importanza all’interno della citta’ di Roma. ‘Analizzando le previsioni prossime di prg – si legge – l’area indagata risulterebbe l’ultima grossa superficie agricola non interessata da espansioni e da progetti edilizi, si veda come esempio la zona a lato dell’ansa morta del Tevere, dove verranno edificati i terreni che arrivano fino all’autostrada Roma-Fiumicino, con aumento del consumo di suolo, dell’effetto barriera e diminuzione della tipologia di ambienti che ritroviamo proprio nella tenuta di Tor di Valle. Fondamentale – e’ la conclusione – sara’ quindi la sua tutela e la prosecuzione delle attivita’ agrarie contemporaneamente a un programma di recupero e ripristino ambientale mirato, (…)’. Per l’area dell’ippodromo, ‘(…) l’interesse progettuale sta nel tentativo di inserire questa realta’ gia’ ampliamente consolidata sul territorio in un discorso complessivo sull’area attraverso, ad esempio, l’introduzione nella struttura di una serie di buone pratiche che la rendano maggiormente sostenibile a livello ambientale”, un auspicio che attualmente non figura tra le priorita’ della giunta capitolina che aveva vinto le elezioni in nome del ‘riutilizzo delle aree e dell’esistente’.

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