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Contro il licenziamento in massa al Teatro dell’Opera, il web si ribella e parte la megapetizione su change.org

ignazio-marino-2Teatro dell’Opera: contro il licenziamento in massa, e’ partita la ribellione sul web. E sulla piattaforma change.org si stanno dando appuntamento in tanti. La mobilitazione e la protesta stanno crescendo contro la decisione difesa a spada tratta dal Sindaco ignazio Marino e dal Ministro della Cultura Dario Franceschini.I sindacati, ora uniti, annunciano lo stato di agitazione, convocano a Roma una manifestazione nazionale e chiedono le dimissioni dello stesso ministro. Ieri pomeriggio i ragazzi del conservatorio con i ragazzi di alcune orchestre giovanili hanno suonato davanti al Costanzi in solidarietà con gli artisti licenziati ed hanno contestato il sovrintendente Carlo Fuortes. Gli artisti e le maestranze del Teatro della Scala, in un messaggio di  solidarietà ai colleghi di Roma  hanno scritto: “Allibiti dagli sviluppi della grave situazione che stanno vivendo i colleghi del Teatro dell’Opera di Roma, esprimiamo la più profonda solidarietà e vicinanza, nella speranza che la pesantissima e insopportabile soluzione dichiarata a mezzo stampa, venga riconsiderata nella direzione più favorevole possibile negli interessi di tutti gli artisti coinvolti, delle loro famiglie e anche negli interessi dell’Opera lirica italiana”. Anche gli artisti ed il personale dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia hanno fatto sentire pubblicamente la loro voce: ”Rimaniamo sgomenti di fronte alla gravissima iniziativa assunta dal Cda del Teatro dell’Opera di Roma che ha deliberato il licenziamento collettivo. Esprimiamo la nostra piu’ profonda solidarietà ai colleghi colpiti dal provvedimento ed alle loro famiglie, auspicando che un tempo di pacata e costruttiva riflessione induca i vertici dell’Istituzione romana a ridefinire formule diverse, meno destrutturanti, per fronteggiare la crisi in atto”. ”Al tempo stesso — continua la nota degli artisti e musicisti – ci poniamo degli interrogativi che riguardano più in generale tutti coloro che lavorano nel settore dello spettacolo dal vivo, nello specifico i musicisti delle orchestre e dei cori italiani. Ci domandiamo come si possa pensare che gli sprechi di un teatro lirico siano da ascrivere completamente agli organismi artistici, licenziando i quali tutti i problemi sarebbero risolti. Come riparare allo scempio di decenni di gestioni ‘leggere’ dei teatri italiani in un Paese dove solo lo 0,6% del PIL è destinato all’intero patrimonio culturale che è uno dei più ingenti al mondo? Facendo ricadere le responsabilità solo su chi in quei teatri ha sempre lavorato, credendoci ed investendo se stesso e la propria professionalità? Si fa riferimento alle maggiori realtà musicali e culturali d’Europa con affermazioni non rispondenti alla reale situazione: a Vienna, Parigi, Berlino i musicisti hanno contratti a tempo indeterminato; vige una disciplina diversa dell’organizzazione del lavoro, ma il computo finale delle ore lavorative è sostanzialmente in linea con la nostra disciplina contrattuale. Viene contestato l’eccessivo numero di Fondazioni lirico-sinfoniche: 14 in tutta Italia. Nella sola città di Londra vi sono almeno 6 orchestre sinfoniche di prestigio internazionale. A Roma, dopo le ultime vicende, rischia di rimanerne solo una”. ”Ancora una volta in Italia non si riesce a comprendere che cultura significa progresso e riscatto sociale. Ma siamo davvero sicuri che chiudere un’Orchestra e un Coro italiani sia un risanamento e non, appunto, un impoverimento della nostra civiltà?”. E ora di far sentire la voce di tutti. Iniziando dal web e da change.org

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