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Tutti contro lo ‘sblocca Italia’

20141015_122643_358781_12939429Associazioni ambientaliste e di territorio provenienti da ogni parte d’Italia si sono date appuntamento stamane davanti a Montecitorio per protestare contro lo ‘Sblocca Italia’. “E’ uno strumento anacronistico. Un formulario di vecchi progetti che vengono riesumati in nome di un finto interesse collettivo – questo le dure parole pronunciate da Italia nostra per bocca di Marco Parini, presidente nazionale, che ha introdotto degli interventi di dodici associazioni riunite ieri a Roma sotto la guida dell’Associazione fondata da Antonio Cederna. Tutto il gotha delle associazioni ambientaliste, Italia nostra in testa, e poi CTS,  ENPA, FAI, Greenpeace, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, Pro Natura, Salviamo il Paesaggio, Touring Club Italiano, WWF,si e’ dato appuntamento per l’esame dello “Sblocca Italia”,  chidendo al Parlamento di non convertire in legge il decreto. E su questa parola d’ordine si sono mossi da tutta Italia per darsi appuntamento per una due giorni senza stop sotto al Parlamento. Le associazioni considerano il testo del decreto inaccettabile nei suoi contenuti per gli effetti devastanti che si prospettano per il territorio, per l’economia stessa del Paese e per i suoi profili di illegittimità costituzionale. Una formulazione che continua a vedere nella cementificazione, nello sviluppo infrastrutturale e nello sfruttamento delle risorse ambientali il solo motore di sviluppo della nazione. Nonostante gli appelli fatti negli anni dalle associazioni di tutela, ma anche da intellettuali ed economisti illuminati, la messa in sicurezza del territorio è la vera emergenza nazionale che continua a essere ignorata dalla politica e che se affrontata porterebbe positive ricadute sul mondo del lavoro. ‘E’ un provvedimento che se avessimo voglia fare dell’ironia, potremmo definire fossile che e’ quello rappresentato dagli articoli 36, 37, 38.  – ha detto Annamaria Procacci, consigliera ENPA in un intervento molto accorato – E’ tutto basato su un concetto di ‘sviluppo’ fondato su una travolgente forza centralistica che si abbatte sul territorio, scavalca regole e biodiversita’. E questo elemento vede tutta la sua pericolosita’ perche’ fa la guerra a tutte le nostre ricchezze, il patrimonio culturale e la biodiversita’. La nostra piu’ grande preoccupazione e’ quello relativo all’impatto sulla fauna marina ed e’ assurdo che ancora una volta si voglia puntare sul petrolio senza curarsi in nessun modo del principio di precauzione. Altro problema e’ quello delle grandi opere.’ Maria Rita Signorini, di Italia Nostra, ha sottolineato il pericolo enorme rappresentato dalla costruzione della terza pista dell’aeroporto di Firenze proprio per la vita stessa della citta’. La semplificazione sbandierata nello Sblocca Italia non è altro che un colpo di spugna al sistema di tutele e l’esclusione totale alla partecipazione democratica nel processo decisionale in tema di infrastrutture, grandi opere, concessioni edilizie, sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche dell’Italia. L’introduzione del silenzio-assenso produrrà l’esautoramento delle sovrintendenze. Le “mille Genova” che si ripetono, frutto di questa visione miope della politica, continuano a mietere vittime e produrre danni incalcolabili all’economia e al territorio, ad aziende medie e piccole colpite al cuore dall’ennesimo disastro annunciato. Le associazioni chiedono misure concrete: prima fra tutte quella di destinare i 10 miliardi di euro previsti per l’inutile autostrada Orte-Mestre agli interventi urgenti per la salvaguardia del territorio. Altra proposta coinvolgere il sindacato per la ricaduta che queste scelte avrebbero sulle piccole e medie imprese italiane, ora soppiantate per le grandi opere dalle multinazionali. Ma a temere di piu’ sono i rappresentanti dei comitati che lottano contro le trivellazioni in Adriatico, coloro i quali difendono il territorio dai grandi colossi petroliferi pronti a ripetere i disastri ecologici prodotti in Val d’Agri, coloro che non vogliono veder ripetersi un’altra Ilva da Taranto.

 

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