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Teatro dell’Opera: dopo Accardo anche Morricone scende in campo contro Marino

musica senza barriere nel film di Radu Mihaileanu "Il Concerto"

musica senza barriere nel film di Radu Mihaileanu “Il Concerto”

E’ giusto, giustissimo fare scelte di campo e parafrasando Antonio Gramsci verrebbe da aggiungere almeno per una volta e con chiarezza, odiando gli indifferenti. Specialmente allorquando si tocca la musica e la cultura di una citta’ che gia’ fatica moltissimo a caratterizzare di un’identita’ l’offerta culturale resa ai propri cittadini. Il caso del licenziamento dei musicisti e dei coristi del Teatro dell’Opera di Roma rischia di diventare una ferita insanabile che segue la cancellazione delle orchestre Rai di stanza nella capitale e non solo. E a farne le spese saranno tutti i romani, in misura sempre maggiore. Dopo le esternazioni di Salvatore Accardo, uno dei piu’ grandi violinisti viventi, oggi e’ giunta la lettera di Ennio Morricone in solidarieta’ ai musicisti. “Il licenziamento di una realtà artistica e musicale con un secolo di vita è un atto gravissimo, irreparabile, una ferita portata non solo alla musica e alla cultura tutta, ma anche ai valori fondanti del nostro vivere civile, valori che, proprio nel momento di una grave crisi economica come quella che stiamo vivendo, dovrebbero essere salvaguardati a tutela di un patrimonio che tutto il mondo ci invidia – ha scritto Morricone – Non è giusto che le responsabilità vengano addossate esclusivamente ai lavoratori della musica; di certo la gestione del Teatro può essere razionalizzata, modernizzata e quindi migliorata, ma non possono portarne il peso unilateralmente coloro che, dopo aver vinto severi concorsi internazionali, con l’impegno costante in orchestra e nel coro, e attraverso il faticoso e continuo studio a casa dello strumento e della vocalità hanno fatto grandi questo coro e questa orchestra. Perché il coro e l’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma sono una compagine di prim’ordine, un grande coro e una grande orchestra italiani”. E ancora, Morricone ha sottolineato che “non lo affermo solo per averli diretti recentemente, o per il rapporto professionale che mi lega a tanti loro componenti, ma soprattutto perché è stato più volte dichiarato dalla stampa nazionale e internazionale, ad esempio – ha scritto il maestro – nelle recenti tournee in Giappone e al prestigioso Festival di Salisburgo dove, diretti da un maestro del calibro di Riccardo Muti, hanno riportato caldi e unanimi consensi. C’erano loro lì, a suonare e a cantare, quegli stessi che ora si tenta di dismettere e di ridurre al silenzio”. E non e’ corretto per nulla che a pagare la ‘malagestione’ sia proprio coloro i quali in realta’ la subiscono per primi. Anche perche’ la balla dell’esternalizzazione e’ davvero una balla. Gigantesca. In Germania, in Svizzera, in Francia, negli Stati Uniti a nessuno viene in mente di licenziare l’orchestra e di affidarsi a orchestre estemporanee perche’ tutti sono coscienti del fatto che l’orchestra ‘funziona’ quando tutti provano insieme, quando tutti gli orchestrali lavorano all’unisono e anzi sfidano la loro preparazione nella scelta, laddove possono, di brani sempre piu’ impegnativi. A Vienna si sperimentano addirittura gli ingressi a 2 euro per portare le persone meno abbienti al teatro dell’Opera consentendo posti in piedi. Mai, ripeto mai, nemmeno nei momenti piu’ difficili vissuti dopo il passaggio dalla’Unione Sovietica alla Russia, qualcuno si sarebbe azzardato a licenziare gli orchestrali del teatro Bol’šoj. E invece a Roma, culla della musica e del melodramma, cio’ avviene adducendo giustificazioni ridicole. Nei paesi piu’ poveri c’e’ chi ha fatto della musica un’arma di riscatto, si veda il celebre caso del metodo Abreu che ha consentito al Venezuela di avere un numero sempre crescente di orchestre, tutte formate da giovani tolti ad una vita di violenza e di stenti. Un metodo che ha permesso a Gustavo Dudamel di dirigere piu’ volte anche nella capitale, all’Auditorium. E un metodo col quale viene insegnata nella nostra citta’ la musica proprio nella scuola dedicata ad “Antonio Gramsci” al Laurentino. E se il nome di Gramsci ritorna in questa storia e’ forse perche, stavolta la colpa, se la citta’ perdera’ una delle sue piu’ importanti istituzioni culturali, sara’ davvero tutta degli indifferenti. A noi “partigiani” tocca il ruolo di sostenere la scelta di campo fatta, praticandola anche con il piu’ piccolo contributo utile a salvare l’Orchestra e il coro del Teatro dell’Opera.

 

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