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Appia Antica e Divino Amore, un connubio inscindibile da Antonio Cederna fino all’oggi

Pensare all’espansione del parco dell’Appia Antica a Sud e’ come rivivificare, considerare e rinnovare l’esistenza di una lingua che, per riprendere una espressione dell’etnologo Marc Auge’, sarebbe altrimenti da ritenersi ‘morta’. L’esigenza di ampliare il parco della regina viarum nasce dalla consapevolezza necessaria di fornire una continua spinta verso il futuro al progetto che Antonio Cederna volle. Un progetto ‘vivo’ come testimoniato dalle richieste plurime di ampliamento che si sono succedute negli anni. “Premesso che tutta la meravigliosa campagna a Sud di Roma – scriveva Cederna nel 1953 – tra l’Appia Nuova ed il Tevere, va conservata com’e’ in ogni sua parte, tutta la via Appia Antica per tutti I suoi 15 chilometri, da Porta S.Sebastiano alle Frattocchie, va definite intoccabile in senso assoluto e definitivo, perche’ cio’ sia, occorre che la via Appia Antica, sia compresa fra due fasce ad est e ad ovest, le piu’ ampie possibile”. Per l’ambito del quale stiamo trattando Antonio Cederna individuava esatamente “Fascia ad Ovest: limitata da una line ache parte dal Bastione del Sangallo, comprende la via Cristoforo Colombo, passa da Tor marancia e la via Ardeatina, attraversa il Fosso delle Tre Fontane e la Tenuta omonima, a Est dell’E42, piega sulla via Laurentina e la segue, continua col Fosso della Torre, prosegue fino a Falcognana, quindi lungo la Strada del Divino Amore fino alle Frattocchie.” Non si tratta, soltanto di imporre l’estensione ad un contesto gia’ vincolato con la dichiarazione di notevole interesse pubblico del Ministero dei Beni Culturali del gennaio 2010. Una siffatta tutela su una delle aree maggiormente identitarie della campagna romana ed ancora in parte libere, potrebbe decisamente salvaguardare una continuita’ di paesaggi che armoniosamente si configurano come un unicum di grande valore reso vivo e vitale dal rispetto che circonda questi luoghi da parte dei cittadini romani e non solo. D’altronde allo stesso modo inizio’ la vicenda del Parco dell’Appia Antica nel 1953 con il Decreto del Ministero della Pubblica Istruzione volto ad individuare l’Appia Antica come ambito di interesse pubblico. Una vittoria di Pirro fu quella che ebbe pero’ il peso di rendere una questione alla pubblica opinione e fare si’ che nel dicembre del 1965 si giungesse ad un decreto di vincolo da parte del Ministero dei Lavori Pubblici. Tanti anni occorsero all’epoca e chissa’ quanti ne occorreranno per rendere realta’ questo progetto nato nel 2005 dall’allora assessore all’ambiente regionale, Angelo Bonelli. Nell’area compresa tra la zona della Falcognana e del Divino Amore si riscontrano i tipici elementi dell’agro romano sia dal punto di vista paesaggistico e naturalistico che da quello monumentale. Con una particolarita’ fondamentale, quella della presenza del santuario della Madonna del Divino Amore, area tanto cara non solo ai romani ma anche a tutti coloro che effettuano pellegrinaggi nel corso dell’anno e che provengono dall’intera penisola e dall’estero. In questo quadro che a dipingerlo a mano avrebbe assunto il carattere di una tela di Camille Corot sulla campagna romana, il commissario straordinaria all’emergenza rifiuti Marco Verzaschi nel lontano 2003 autorizzo’ una discarica per rifiuti pericolosi. A dieci anni di distanza, nella relazione dell’allora prefetto Sottile, si identificava questo ambito come il luogo utile per accogliere la discarica per i rifiuti della capitale. La popolazione, i tanti romani fedeli al culto della Madonna del Divino Amore, il Vaticano, e addirittura testimonials di grande importanza, Francesco Totti in testa, criticarono aspramente il progetto. Baluardo della loro protesta fu l’unico atto di tutela integrale portato alla luce in tutti questi anni grazie all’impegno della Sovrintendenza, organo che ha difeso il suo vincolo ed anzi ha formulato una serie di appunti e di irregolarita’ a carico della ditta che stava conducendo scavi in loco. Con alterne vicende la questione e’ giunta al Tar Lazio ed al momento si e’ in attesa del giudizio di merito.  Quale sara’ il destino dell’area che lo stesso Antonio Cederna identificava come la naturale espansione del Parco? Per questo occorrera’ tempo e ancora tanta tanta dedizione.

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