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Sblocca Italia: e’ legge. Ambientalisti sul piede di guerra

20141015_122641_358781_12939427“Neppure l’emergenza che flagella l’Italia da Nord a Sud per gli eventi alluvionali è riuscita a fermare la conversione in Senato del decreto legge ‘Sblocca Italia’. Neppure l’evidenza di un territorio tanto fragile colpito da frane sempre più frequenti, neppure i costi altissimi che le comunità locali e tutti i cittadini dovranno affrontare, neppure il rischio della sicurezza pubblica, neppure la perdita di biodiversità …”. Così le associazioni Enpa, Italia Nostra e Lipu all’indomani della conversione del DL “Sblocca Italia”. “Diviene dunque legge un testo anacronistico e dannoso, che si fonda sul consumo di suolo, che in Italia è pari a più del doppio della media europea, e sulle trivellazioni petrolifere, senza remore in terraferma e in mare, con il rischio di fenomeni di inquinamento devastanti per la biodiversità e per le attività umane, turismo compreso; una normativa che si basa sulla deregulation urbanistica e dei beni culturali – proseguono Enpa, Italia Nostra e Lipu -. Abbiamo ripetutamente rivolto appelli al Governo e al Parlamento perché il decreto legge 133 fosse profondamente modificato, ma non vi è stato nessun ripensamento né dal Governo né dalla maggioranza e questa mancanza di ascolto è uno degli aspetti più preoccupanti della politica che si è voluta abbracciare. Siamo grati a chi alla Camera e al Senato ha portato le fondate preoccupazioni di studiosi, associazioni, cittadini, con una opposizione che ha messo bene in luce tutti gli aspetti negativi del decreto. L’approvazione non rappresenta una vittoria, ma una sconfitta, perché rivela tutta l’inadeguatezza ad affrontare e risolvere davvero i problemi di un Paese tanto fragile come il nostro, scegliendo piuttosto di ripercorrere le strade fallimentari della cementificazione, del petrolio, della chiusura verso le comunità locali, ma anche verso le Regioni di cui si tenta di cancellare ogni prerogativa costituzionale. Noi faremo responsabilmente e civilmente la nostra parte contro un provvedimento che ci riporta indietro di cinquant’anni”

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