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Sulla ‘Panda rossa’, scontro su Marino in aula Giulio Cesare. Per le opposizioni e attacco a vuoto

Il Sindaco e le multe: clima da stadio in consiglio comunale con epilogo silenzioso. Tra cartelli, nasi rossi da clowns e supporters con tifoserie contrapposte si è svolto il consiglio comunale più partecipato dell’era Marino. Ma le opposizioni non attaccano convintamente e, orfane di un qualsivoglia documento da votare perché bloccato in capigruppo – e ci chiediamo come mai il loro appello sia stato tanto flebile trattandosi della richiesta di dimissioni del primo cittadino – alla spicciolata, dopo aver portato un attacco a salve, si dileguano dall’aula. Una sorta di spettacolo inscenato senza troppa convinzione da chi richiede a Marino le dimissioni per l’affaire panda rossa tanto che alla fine rimane a protestare solo un gruppetto, tra i quali spiccano consiglieri municipali e simpatizzanti del centro destra. “Ho detto agli uffici, che pur mi comunicavano che non ero tenuto a farlo, che volevo pagare le multe. Mi sono state indicate le somme e ho pagato. Non alla cassa dell’ufficio contravvenzioni, che non poteva ricevere il pagamento, visto che le multe erano annullate, ma all’ufficio postale con semplici bollettini che ho compilato per un totale di 1.021,52 euro, che almeno ritroveremo nelle casse del Comune in vista dell’assestamento di bilancio – ha esordito il sindaco davanti all’assemblea capitolina. Spero – ha aggiunto – che questo serva a spegnere l’attenzione morbosa che ha accompagnato questa vicenda e spero che si smetta di chiedere le mie dimissioni: sarebbe l’unico caso al mondo in cui si chiede di dimettersi a un sindaco che ha pagato multe che non doveva pagare. In questa settimana di morbosa attenzione la mia automobile e’ stata anche fotografata in divieto di sosta. Anche di questo mi assumo la responsabilita’ e chiedo scusa a romane e romani. Ho sentito e letto ipotesi e parole del tutto ingiustificate, di mie dimissioni e vi dico la verita’ ho sorriso. – ha detto Marino – parla, pensa o scrive di mie dimissioni davvero non vuole comprendere la dimensione della nostra sfida – ha poi sottolineato – Ho detto che ci sono tanti poteri e tanti interessi che non gradiscono il lavoro che stiamo facendo. E lo confermo. Chi vede finire i monopoli, rendite di posizione, abusivismi, corruzione, mancato rispetto delle regole, chi in quel sistema che stiamo contrastando trovava la ragione della propria forza e’ normale che non gradisca il nostro lavoro e ci osteggi duramente”.

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