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PARTE IL FESTIVAL “AUTORI PER ROMA” – Paola Conte

images-7Era, una volta, il profilo frastagliato del monte Soratte il guardiano muto e solenne che, stagliandosi all’orizzonte della campagna laziale, annunciava maestoso al pellegrino che poco ormai gli restava per intuire la meta: Roma. E poiché le parole racchiudono nel loro significato come un tesoro, ovvero una breve ma imperitura storia che nel tempo le accompagna, aprendo lo scrigno del termine pellegrino, l’etimologia ci svela che questi era lo straniero che i contadini sbirciavano dall’ombra delle pagliette calate sui colli sudati e che attraversando (per, al di là) i campi (ager) s’apprestava a raggiungere le mura sospirate della Città Eterna. Ed è qui che si compie, all’ombra del Risorgimento italiano, l’atto scenico scritto e diretto da Pierpaolo Palladino e superbamente interpretato da Massimo Wertmuller, “Il Pellegrino” per l’appunto, che il 28 novembre ha inaugurato al Centro Culturale Elsa Morante il festival ‘Autori per Roma’, la cui direzione artistica è dello stesso Palladino. Da sempre attento scrittore delle tematiche storiche e sociali della propria città (www.raccontiteatrali.com), in questo testo spigliato e pervaso da un intenso senso della nostra Storia, Palladino s’immerge con disinvoltura nel dialetto romano, donando ad esso freschezza e lustro. Così, il romanesco scrollandosi di dosso i volgari orpelli del romanaccio, inflazionato e impoverito da tristi macchiette che affollano sgomitando schermi e palcoscenici, assurge in questo atto unico ad una parlata variopinta, godibile all’orecchio e tanto viva da squadernare sulla scena ben venticinque personaggi, tutti evocati, ma di più, diremmo tutti dati alla luce dal multiforme e camaleontico talento di Wertmuller. Che non si sottrae a declinare la propria voce nella parlata stradaiola e ruspante del cocchiere e dello zingarello, per poi virare d’improvviso nel dialetto milanese del nobiluomo ingenuo e sognatore. E pure non gli danno impaccio, le dame, Paolina Bonaparte, o le vecchiette, i bulli di quartiere o le spigolose guardie dal metallico accento germanico. La scrittura sgorga da ogni personaggio sempre vera e cristallina, ruscellando immagini insolite, gli occhi come due mele fulminate, liriche e assai spesso irresistibilmente ironiche. A contrappuntare scorrerie carbonare, promenades notturne, sbronze da osteria e corteggiamenti rocamboleschi le musiche eseguite dal vivo da Pino Cangialosi con Fabio Battistelli. Dalle atmosfere della Roma papalina,  il festival continuerà a narrare il presente ed il futuro della nostra città, proseguendo lunedì 8 dicembre alle ore 18.00 con “Mi hanno rimasto solo” di e con Michele La Ginestra al Centro Elsa Morante, mentre presso il Teatro della Dodicesima venerdì 12 dicembre alle 21 Cristina Aubry in “Al Pacino” di Palladino e sabato sempre alle 21”Ciekapuk, notte di mezza estate” di e con Luisa Stagni.

PAOLA CONTE

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