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PIrandello senza Cechov porta in scena un sarcastico sorriso – Paola Conte

Per non contravvenire ad una delle regole fondamentali della narrazione drammaturgica formulata da Anton Cechov, per cui “se in uno spettacolo compare una pistola, bisogna che spari”, Paolino la pistola non la estrarrà mai. Ma il pubblico ha seguito lo scivolare sinistro della mano nella tasca della giacca e, prima ancora, aveva soppesato con lo sguardo il bizzarro rigonfiamento che penzolava scomposto sul fianco dell’uomo. Ed una certezza s’era dunque andata componendo in platea, quasi l’euforica ed a un tempo ansiosa aspettativa che il colpo sarebbe stato esploso e che così avrebbe lacerato e precipitato il triangolo, lei-lui-l’amante, nell’epilogo finale.

images-8 Ma Pirandello non intinge la penna nel rosso e svirgola la tragedia con un colpo di penna sottile ed efficace: sicché “L’Uomo, la Bestia e la Virtù” licenzia il pubblico con un gustoso sorriso accompagnato dalla semplicità di un gesto (quel segno inequivocabile dei vasi di fiori trionfanti sull’orlo del davanzale!) tanto banale quanto risolutore dell’intera vicenda.
Ma se abbiamo “visto” una pistola che in effetti non si espone mai alle luci della ribalta è perché la comicità concitata ed elegante ha i tratti di Ennio Coltorti che, con mestiere, veste non solo i panni del protagonista ma pure cura la regia di questa commedia pirandelliana in scena al Teatro Arcobaleno e che replica ancora questa settimana dal 19 al 21 dicembre.
In breve, l’autore siciliano, nella forsennata ricerca di smascherare la rigida ipocrisia di cui si ammanta la società, ed in particolare quella borghese, contestualizza in tre personaggi l’oppressiva dicotomia a cui l’Uomo (Paolino, appunto, professore emerito e scapolo dignitoso) deve piegarsi: così per reprimere l’innato istinto della Bestia (il Capitano navale, iracondo e dispotico), l’essere umano deve celarsi dietro un posticcio calco di Virtù (la languida signora Perella).

images-9Una gravidanza indesiderata porterà alla ribalta gli aspetti più esasperati di questi caratteri pirandelliani, su cui aleggia, non senza saporita ironia, lo sguardo disincantato dello scrittore. La pistola mai estratta giunge dunque all’apice della tensione, quando il disvelamento delle colpe sembra inevitabile e molto contribuisce, per montare questo climax coinvolgente, la regia di Coltorti, che, nel rispetto delle note che diede lo stesso Pirandello, cavalca giustamente i ritmi dell’Opera Buffa, imprimendo agli attori una festosa dinamicità che a volte colma talune carenze interpretative. Ai sincopati ingressi in scena, si contrappone la composta e perciò esilerante lentezza della signora Perella, (Liliana Randi) che con la sua ingenua laconicità impone al povero Paolino una pazienza che a fatica mal respinge i rigurgiti di una giustificatissima e liberatoria insofferenza. Il ruvido Capitano (Sergio Smorfa) si palesa con modi tanto bruschi da creare un godibile contrasto con la forzata compostezza di Paolino con cui si ritrova (il marito che desina con l’amante della propria moglie!) a condividere la tavola, intorno a cui il carosello degli altri personaggi restituisce uno spettacolo in cui non manca l’intelligente ironia, una buona dose di sarcasmo ed uno stile che ci riconcilia con il nostro idioma. Dati i tempi, non ci par poco.

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