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UNIONE INQUILINI: RIVEDERE CRITERIO DI DISMISSIONE ALLOGGI ERP

Rispondendo a una interpellanza parlamentare proposta dal PD, primo firmatario l’on. Morassut, che prendeva spunto dalle mobilitazioni promosse dall’Unione Inquilini, il governo ha risposto, confermando che il decreto, che ricordiamo era già passato alla Conferenza Unificata lo scorso ottobre e firmato agli inizi di novembre, è stato modificato. E’ stato, infatti, dichiarato che il 18 dicembre è stata trasmessa una nota integrativa alla Conferenza Unificata che prevede alcuni significativi cambiamenti al testo precedente – cosi in una nota l’unione inquilini precisa l’iter di definizione della vendita degli alloggi edilizia residenziale pubblica – Queste le novità sostanziali: precedentemente si affermava che gli alloggi andavano dismessi attraverso aste pubbliche, avendo a base il valore di mercato, e che gli assegnatari avrebbero avuto una prelazione solo successivamente al suo svolgimento e al prezzo dell’aggiudicazione. Ora si prevede che ogni alloggio, eventualmente in vendita, deve essere prima proposto all’assegnatario con un prezzo che deve prevedere una serie di sconti. In secondo luogo, si stabilisce una tutela generale, prima inesistente, che stabilisce che è responsabilità degli istituti garantire un alloggio alternativo agli assegnatari che non possono o intendono comprare. Queste modifiche, che comunque vanno lette nel dettaglio del testo, sono frutto diretto della mobilitazione degli assegnatari e rientrano nella serie di proposte che avevamo avanzato. Rimangono, però, tre questioni fondamentali non risolte: vendere all’asta pubblica gli alloggi Erp significa aprire la strada affinché pezzi del comparto immobiliare pubblico, riservati per legge a determinate categorie svantaggiate, vadano in mano a soggetti privati con redditi molto superiori a quelli necessari per poter accedere all’edilizia pubblica; prevedere la vendita in blocco degli edifici definiti fatiscenti rischia di trasformarsi in affari speculativi in quanto è impossibile che assegnatari o altri nuclei familiari popolari possano acquistare interi palazzi, che pertanto diverrebbero preda di società immobiliari; dire che va comunque garantito il diritto all’abitazione può facilmente significare una mobilità forzosa degli assegnatari (anche nuclei anziani, con presenza di minori o con altre difficoltà) verso periferie più estreme. Riteniamo, pertanto, che vada modificato il cuore del decreto, ovvero il criterio di dismissione degli alloggi Erp attraverso le aste pubbliche. Continueremo, pertanto, la nostra mobilitazione. Abbiamo chiesto una audizione presso la Conferenza Unificata e interverremo presso le singole Regioni affinché, in ogni caso, non si applichi il criterio delle aste pubbliche e che sia garantito agli assegnatari che non comprano di rimanere nell’alloggio in cui vivono, impedendo esodi forzati. Chiediamo, infine, al governo di varare al più presto il decreto che deve prevedere i criteri per il recupero dei circa 40 mila alloggi popolari oggi non assegnati perché hanno bisogno di interventi di recupero. E’, infatti, vergognoso, nella drammatica condizione abitativa del Paese (700 mila famiglie che aspettano una casa popolare di cui avrebbero diritto e quasi 80 mila nuovi sfratti emessi ogni anno), che vi siamo alloggi pubblici vuoti. Insistiamo per chiedere la sospensione di ogni piano di vendita e il varo di un vero piano casa che incrementi l’offerta pubblica attraverso il recupero e il riuso a fini della residenza sociale, dell’enorme patrimonio pubblico in disuso o in dismissione

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