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L’attimo che fugge e l’Italia succube di leggi franchiste: storia di un’insegnante nella Roma cosmopolita del XXI secolo

Ci sono storie a meta’, con un inizio e una fine non determinate. Ci sono storie nella nostra citta’ e nel nostro Paese che portano con loro stesse l’eco di territori lontani. Ci sono storie di vicinato e di lontananza per via di leggi, costumi sociali, consuetudini. E scontrarsi con questo mondo per chi in realta’ vorrebbe costruire un ponte e non dividere, e’ duro e difficile. La citta’ eterna fa da sfondo ad un caso unico ma replicabile, la storia di una insegnante di letteratura italiana, Stefania Buosi, che viene da lontano, da Trieste, e i cui genitori provengono da due paesi diversi, dalla Spagna e dall’Italia. Una versione femminile del prof. Keating, il celebre professore de “L’attimo fuggente’, verrebbe da dire. La sua e’ la storia di una giovane docente ricca di talento e di dedizione verso i suoi studenti per la quale la possibilita’ di avere avuto accesso a due culture ha fatto si’ che fosse un’ottima candidata per insegnare italiano al liceo Cervantes di Roma, liceo bilingue frequentato da figli della diplomazia di lingua spagnola e di famiglie italianissime. Quale luogo migliore per costruire un ponte tra due culture distanti geograficamente ma non lontane per origine linguistica e fenomeni culturali? Trascorrono cosi due anni. Si succedono tante lezioni di letteratura italiana, storia e geografia per gli studenti del liceo ma, terminata la supplenza, la giovane e’ costretta a rifare lo stesso concorso che aveva facilmente vinto precedentemente. Con grande sorpresa, non viene ammessa all’ultima fase. “Oggi i miei studenti ne fanno le spese – dice la Buosi – senza docente e con un esame di maturità alle porte, non riceveranno la valutazione del primo trimestre. Si parla di Europa senza confini, ma di fatto si alimentano le “guerre” tra cittadini della stessa comunità. Il paradosso è che una spagnola, che non ha partecipato ad alcun concorso, insegnerà italiano a studenti che sosterranno la maturità italiana.” La Buosi dunque esce di scena come il famoso prof. Keating, con le lacrime agli occhi. Qui si apre la seconda parte della nostra storia ‘a meta’’. Qui si chiude il parallelo cinematografico e si apre quello della storia e dell’agire politico. Qui si inizia a trattare di altro e si pone sul piatto della bilancia la preparazione degli studenti che dovranno sostenere la maturita’ anche secondo le norme dello stato italiano. D’altronde il liceo propone programmi similari a quelli della sezione di spagnolo del prestigioso liceo statale “Virgilio”, l’istituto dove studiarono la figlia di Togliatti e quella di Fanfani e prepara per due esami di maturita’. Viene da chiedersi allora in quale modo il nostro Paese tuteli l’apprendimento della nostra cultura e della nostra letteratura in via prioritaria? Quanto la ‘politica’ ha a cuore l’insegnamento della nostra cultura? In quale modo si vuol porre rimedio a leggi franchiste desuete e antiquate, tutelando il diritto di una cittadina bilingue di insegnare in una scuola con sede nella capitale seppur emanazione dello Stato Spagnolo, rimanendo cittadina italiana? L’argomento e’ talmente complesso da far si’ che saranno interessati deputati e senatori della Repubblica. Se l’ uscita dalla scuola della Buosi ricorda il celebre addio de “L’attimo fuggente” per la tristezza di lasciare i suoi studenti, nulla ci vieta di pensare pero’ che il finale, stavolta non ‘a meta’’, vada riscritto pensando al futuro piu’ giusto per i cittadini di un’Italia che, ancora oggi, dovrebbe tutelare la sua cultura e i suoi figli. Per dirla, utilizzando una delle frasi del film, ‘aspettiamo una battaglia ma in realta’ stiamo gia’ combattendo’.

 

 

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