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L’Italia e il caso ISPRA: una generazione che sta dissipando i suoi ricercatori

10628901_10152583179103990_4644575030247047541_oSi ricorre al titolo del famoso saggio di Roman Jakobson dedicato al suicidio di Vladimir Majakovskij per illustrare la condizione che vivono nel nostro Paese i ricercatori. Plurilaureati, addottorati, con tirocini pluriennali, ancora oggi dopo anni e anni di precariato rischiano il posto di lavoro ad ogni scadenza contrattuale. Basta un nonnulla per mandare in fumo anni di studi, di analisi, condotti molto spesso con mezzi emergenziali e di fortuna e animati da tanta passione e volonta’. E’ il caso del danno che il nostro Paese sta per subire se la mannaia dei mancati rinnovi colpira’ i ricercatori dell’ISPRA, l’Istituto Superiore Per la Ricerca Ambientale che stamattina saranno in presidio presso il Ministero dell’Ambiente. 35 ricercatori non sanno ancora se il primo gennaio saranno ancora al servizio dei cittadini per tutelare l’ambiente che ci circonda, visto che non è stato ancora approvato, da revisori scelti dal Ministero, il bilancio dell’ente. Altri 25 hanno ottenuto una proroga del contratto di 45 giorni che sa di beffa, visto che prima ancora di averla firmata sono già in scadenza il 14 febbraio, con il rischio che a San Valentino i precari siano mandati tutti a casa. A preoccupare ancora di piu’ sono poi le pressioni che il Ministro Galletti sta esercitando con l’opposizione all’autonomia dell’istituto proprio nel campo della protezione e della ricerca ambientale. Un’ostilità verso l’ISPRA che mette a rischio decine di posti di lavoro. ‘L’azione del Ministero e di Gian Luca Galletti che ne è alla guida, danneggia attività strategiche per il paese – fanno sapere dall’USB ISPRA – come la rete mareografica, quella per l’allerta tsunami, la prevenzione e il controllo del dissesto idrogeologico e la Strategia Marina, con pastoie burocratiche e un’ostilità politica tale da rifiutare perfino di rispondere ad alcuna domanda sull’ISPRA, come è successo pochi giorni fa in Commissione Ambiente alla Camera dei deputati. USB ISPRA e i lavoratori ribadiscono che tutti, dal presidente del consiglio al Ministro Galletti, fino al Consiglio d’amministrazione dell’istituto, devono assumersi le proprie responsabilità per la salvaguardia e il rilancio dell’ente e del suo personale, soprattutto in considerazione del fatto che il dicastero di via Cristoforo Colombo dimostra la propria incapacità di spesa, rendendosi responsabile della restituzione al governo di milioni di euro, che invece dovrebbero essere spesi per risanare e prevenire i disastri ambientali nel nostro paese. A fronte del depotenziamento di un ente pubblico di ricerca poi, si deve rilevare secondo USB la messa a sistema di ingenti finanziamenti a società private, su tutte Sogesid, più volte oggetto di di interpellanze parlamentare perché oggetto di una vera e propria tratta del personale ad uso e consumo del Ministero dell’Ambiente, che preferisce quindi privatizzare la tutela del territorio piuttosto che mantenerla pubblica e imparziale.” Non esistono soltanto i riverberi ‘pubblici’ di questa problematica. Ci sono i casi personali. E ci si chiede allora con quale spirito la politica rifiuta di guardare la vita dei ricercatori precari da tantissimi anni? Con quale etica ci si e’ rifiutati nel recente passato alla Camera di votare emendamenti in favore della stabilizzazione dei precari di questo ente, tanto importante per la tutela dell’ambiente e delle nostre vite? Quale e’ dunque la responsabilita’ che i deputati si sono assunti nei confronti degli elettori e di tutta la comunita’ nell’essere eletti nei palazzi del potere? Dietro le ricerche e i ricercatori ci sono le vite delle persone, le loro aspirazioni e il loro futuro. Ed e’ a queste persone che la politica deve dare risposte serie. Altrimenti davvero questa generazione di italiani avra’ dissipato gia’ i suoi ricercatori, oltre ai suoi poeti, facendo dell’ISPRA un caso di suicidio proprio di majakovskiana memoria.

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