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2015: Roma, Italia ed Europa nell’inverno ‘caldo’ delle mobilitazioni – Giampaolo Martinotti

unnamed-7Susanna Camusso, segretario generale della Cigl, lo aveva in un certo senso preannunciato: ‘inizia una stagione, per noi, di conquista di un cambiamento della politica economica del Paese’; quello appena trascorso difatti verrà sicuramente ricordato come un autunno molto caldo. Le tante mobilitazioni susseguitesi in questi mesi sono state un chiaro segnale, inviato da milioni di cittadini al governo, per dire che ‘così non va’. Proprio questo è stato lo slogan con il quale l’inedita coppia Cgil-Uil ha chiamato a raccolta i lavoratori di diverse categorie il 12 dicembre, giorno del più recente sciopero generale. Davvero tanti i momenti di protesta che hanno affollato le piazze di tutta Italia; come non ricordare il memorabile milione e mezzo di manifestanti che, il 25 ottobre scorso a Roma, hanno dato vita a uno dei più importanti e coloriti scioperi nazionali degli ultimi anni al grido di ‘Dignità, uguaglianza, diritti’. Dagli anni della mobilitazione che portò a Genova 2001 non si vedeva un tale pullulare di assemblee, incontri, sit-in, cortei e presidi. Sindacati, associazioni, movimenti e liste politiche alternative hanno organizzato innumerevoli campagne di mobilitazione e di lotta sul territorio toccando i temi più importanti: lavoro, previdenza sociale, istruzione, ecologia, rilancio industriale e non solo. Lavoratori, precari, disoccupati, piccoli imprenditori, professionisti, artigiani, esodati, studenti e pensionati si sono uniti e compattati contro il Jobs Act, contro la Legge di Stabilità, contro le trivelle del decreto “Sblocca-Italia”, contro la riforma della “buona” scuola, contro il Fiscal Compact, contro il Trattato Transatlantico, contro le politiche di austerità del governo Renzi tristemente conformi alle linee guida dettate dalla troika ai paesi europei. Queste politiche, inclini all’esclusione dell’intervento pubblico nell’economia a favore dei processi di privatizzazione, basate sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e sullo sfruttamento del territorio (per quanto riguarda la Capitale basti pensare al progetto “Stadio della Roma” appena riconosciuto di “pubblico interesse” tra fortissime polemiche), negando la necessità imminente di una più equa redistribuzione della ricchezza si sono rivelate sterili da un lato e alquanto dannose dall’altro. Le tanto decantate “riforme strutturali” sono apparse, non solo agli occhi della protesta, come dichiarazioni mistificatrici che hanno prodotto tagli indiscriminati alla spesa pubblica, tradotti evidentemente in una drastica diminuzione dei fondi destinati agli ammortizzatori sociali, alla sanità, all’educazione, ai servizi locali. Questi tagli sommati al decremento dei salari, e alla susseguente caduta del potere di acquisto, hanno portato a risultati che oggi sono evidenti: aumento smisurato delle disuguaglianze, della pre­ca­rietà e della disoc­cu­pa­zione, con una crescita drammatica del tasso di povertà. Gli studi che dimostrano in maniera incontrovertibile i devastanti risvolti di queste politiche si moltiplicano quotidianamente. Ma un’altra via è possibile, tuonano le svariate anime che hanno riscaldato questi mesi, e senz’altro non mancano quelle che la Cigl, energicamente fiancheggiata dalla Fiom di Maurizio Landini, definiva: ‘precise rivendicazioni su nuove politiche economiche che contrastino la recessione, favorendo una vera ripresa del Paese’. L’enorme partecipazione alle mobilitazioni dell’autunno ne sono la prova. L’impressione è che questa positiva voglia di cambiamento, scaturita dal periodo di mobilitazione, debba essere l’occa­sione di una cre­scita vigorosa delle forze politi­che anta­go­ni­ste per rior­ga­nizzare il fronte alter­na­tivo in una unica opposizione sociale e politica. Per Roma, l’Italia e l’Europa il 2015 si prevede piuttosto infuocato.

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