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Largo Arenula e lungotevere: nel degrado spunta l’opera dello street artist spagnolo Borondo.

Largo Arenula e il lungotevere: gioielli annegati nel degrado. Unica eccezione: un’opera dello street artist Borondo che nobilita anche il luogo dell’abbandono. Sono le contraddizioni di una citta’ che vive di tante ipocrisie e contrasti per  i quali in mezzo al degrado spunta l’opera d’arte contemporanea. Sporcizia diffusa, siringhe, rifiuti, un accampamento sotto al ponte con tanto di ubriachi a passeggio, e’ questo il paesaggio che accoglie il visitatore pronto ad una passeggiata lungo il “biondo Tevere”.

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Uno spettacolo da far rabbrividire anche i cittadini pronti a scusare l’amministrazione per mancanza di personale, inchieste, tagli dei fondi. Il degrado del lungotevere e’ sotto gli occhi di chiunque sia pronto a solcare a piedi gli argini costruiti dai piemontesi di stanza nella capitale alla fine dell’Ottocento. Un incontro con l’abbandono sul quale una guida turisitica alle prese con un gruppo di visitatori sorvola egregiamente, pilotando gli sguardi dalla statua del Belli al Ponte Fabricio. foto-59

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“Faremo partire un esposto all’indirizzo del gabinetto del Sindaco – dichiarano i cittadini intervistati – perche’ non si puo’ tollerare una tale situazione. Ci chiediamo cosa faccia l’Ama ma anche cosa facciano gli assessori competenti. Si tratta di procedere con interventi mirati, ma come si vede dalla situazione in atto, qui e’ parecchio tempo che le pulizie non vengono effettuate”. Stupisce il fatto che neanche risalendo la scalinata, dopo aver evitato cocci di bottiglia, siringhe ed escrementi umani, ci sia un decoro maggiore. Un sacco abbandonato campeggia sulla balaustra dell’argine tra le foglie ammucchiate da giorni in corrispondenza della centralina di rilevamento della qualita’ dell’aria. La stessa centralina e’ stata oggetto di scritte plurime e tentativi di danneggiamento. Eppure a nobilitarla come  “monumento urbano” ci pensa un’opera dell’artista spagnolo Borondo, uno dei piu’ noti street artists del mondo, che nella capitale ha lasciato tracce interessantissime sia su mura storiche che su vetrine di negozi in disuso.

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Come a dire con Dostoevskij che ‘la bellezza salvera’ il mondo”. E qui entra in gioco allora, nell’indifferenza di un comune preoccupato di approvare in fretta e furia opere mastodontiche come lo stadio a Tor di Valle, l’incapacita’ di salvare sia i monumenti storici che le tracce contemporanee. Un appello andrebbe rivolto all’assessore alla cultura e soprattutto al ministro dei Beni Culturali, la cui sede non e’ lontanissima in linea d’aria, affinche’ l’antico e il coevo convivano nell’armonia diventando beni a disposizione di tutti i cittadini romani. La guida che ieri mattina accompagnava il gruppo di turisti sul Ponte si e’ ben guardata sia dal far approdare i visitatori sulle sponde, sia dallo spiegare agli ignari ospiti quanto invece anche il luogo degradato sia fonte di ispirazione per un giovanissimo e famosissimo street artist. Il tutto circondato da un alone di immobilismo pauroso e retrivo, come a voler sottolineare la fissita’ degli spazi e delle categorie di una Roma invece sempre in movimento e pronta alla novita’, nonostante il degrado e l’abbandono.

 

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