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‘Ndrangheta: 31 arresti nella capitale per banda affiliata a cosche S. Luca

Trentuno arresti tra Italia ed estero, 35 perquisizioni tra Lazio, Calabria, Liguria, Piemonte, 600 chili di sostanze stupefacenti tra cocaina e hashish sequestrate, sequestri per milioni di euro, questi I numeri dell’operazione della squadra mobile capitolina e della guardia di finanza nei confronti di un’organizzazione criminale operante nella capitale e collegata alle cosche calabresi “Pelle-Nirta-Giorgi alias Cicero” di San Luca. La banda operava non solo nel traffico di sostanze stupefacenti rifornendosi in Sud America, Marocco, Spagna, Italia. L’operazione è stata svolta sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, guidata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma ed in particolare dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata, nonché dagli agenti della Squadra Mobile diretta da Renato Cortese. All’esito di complesse ed articolate investigazioni, è stata accertata l’operatività nella Capitale di un agguerrito gruppo criminale, connotato da modalità mafiose, specializzato nel narcotraffico internazionale e resosi responsabile di gravi fatti di sangue avvenuti a Roma. “Il gruppo – ha detto il procuratore aggiunto Michele Prestipino – che aveva anche una fortissima disponibilità di armi, ha operato e si poneva come interlocutore sulla piazza di Roma anche in altri settori come estorsioni, reati contro la persona e nel campo economico. Dalle indagini è emersa l’assoluta e attuale operatività di questi soggetti come dimostra un arresto effettuato oggi in flagranza durante le perquisizioni che hanno anche permesso di trovare armi”. Un gruppo ritenuto “pericoloso” da Cortese e che si “fonda ancora oggi su riti antichissimi, come dimostra il ritrovamento di un foglio che riporta un rito antichissimo di affiliazione trovato in un appartamento perquisito nel cuore della capitale”. “L’operazione – evidenzia il colonnello Cosimo Di Gesù comandante del nucleo tributario della guardia di finanza – dimostra l’attività stanziale di soggetti calabresi nella capitale. Soggetti che erano talmente presenti e si sentivano così forti che spesso hanno dato asilo a latitanti. Erano anche capaci di interagire con narcos sudamericani, nonché di essere broker, intermediari internazionali tra produttori e acquirenti”. “Si tratta di indagini classiche di mafia – ha detto Prestipino – che si sono alimentate da diversi elementi di prova tra cui intercettazioni e dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gianni Cretarola che ha aperto uno squarcio sul traffico di droga a Roma ad opera di un qualificatissimo gruppo di origine calabrese di cui lui faceva parte e di cui ha iniziato a parlare dopo l’omicidio di Vincenzo Femia commesso a Roma il 24 gennaio 2013 in viale Castelluccia di San Paolo in zona Castel di Leva-Ardeatino di cui sono stati gia’ arrestati gli esecutori materialiGli esponenti apicali dell’organizzazione criminale collegata a cosche calabresi di San Luca risultano da anni radicati in diversi quartieri della capitale ed in particolare all’Appio, San Giovanni, Centocelle, Primavalle ed Aurelio. Qui, secondo chi indaga, potevano contare su una fitta rete di connivenze, in grado di garantire completo anonimato e fornire, all’occorrenza, supporto logistico ai latitanti calabresi. Il gruppo criminale, gerarchicamente organizzato, è risultato vantare, peraltro, anche importanti ramificazioni a Genova, Milano e Torino, località ove costituivano consolidate basi logistiche, necessarie al momentaneo stoccaggio delle partite di droga importate. In contestazione, ad alcuni degli indagati ed in particolare a Giovanni Pizzata, già accusato di aver fatto parte del commando che uccise Vincenzo Femia, anche episodi di gambizzazioni ed estorsioni. Pizzata, per chi indaga, avrebbe costituito nella Capitale un gruppo di fuoco composto, tra gli altri, da Massimiliano Sestito e da Gianni Cretarola, gravati da precedenti per omicidio. Tra gli episodi loro ascrivibili, va menzionato il ferimento di un marocchino ad Ardea, responsabile di aver occupato illegalmente una abitazione già occupata da un amico di Giovanni Pizzata, nonché il ferimento di Teodoro Battaglia, carrozziere gambizzato nell’ottobre 2012 per aver mancato di rispetto nei confronti di Gianni Cretarola e Massimiliano Sestito, che si erano recati presso la carrozzeria per rintracciare un parente della vittima che aveva un debito pregresso con Francesco Sestito, zio di Massimiliano. Sempre nel prosieguo delle investigazioni sono state descritte, in maniera dettagliata, le fasi dell’affiliazione e dell’acquisizione delle successive “doti” o “gradi” in seno alla compagine criminale e, nel corso della perquisizione dei locali in uso a uno degli indagati, è stato sequestrato un “arsenale” di armi da fuoco ad alto potenziale, composto da sei pistole, un fucile da caccia, un giubbotto antiproiettile e munizionamento di vario calibro, un quantitativo di sostanza stupefacente e un quaderno ove erano riportati degli appunti, criptati utilizzando un alfabeto non ulteriormente individuato, i quali, opportunamente decifrati dalla Squadra Mobile, hanno svelato i contenuti e gli arcaici meccanismi procedurali che regolano il “rito di affiliazione” alla ‘ndrangheta: l’eccezionalità del rinvenimento del documento, denominato “Codice San Luca”, contenente informazioni la veridicità delle quali era sospesa tra la tradizione e la leggenda, ha dato il nome all’operazione. Nel corso delle indagini è stato anche ricostruito e contestato un episodio estorsivo in danno di un imprenditore, consumato mediante utilizzo di armi da fuoco, con la medesima aggravante dell’aver agevolato l’associazione di tipo mafioso denominata ‘ndrangheta.

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