Cronaca

“Stadio della Roma”: una colata di cemento di interesse pubblico – Giampaolo Martinotti

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Durante il periodo natalizio l’Assemblea Capitolina ha attribuito al progetto “Stadio della Roma a Tor di Valle” il riconoscimento dell’interesse pubblico; questa decisione ha destato poche sorprese e molte polemiche. Sono tante in realtà le questioni insolute che non hanno fatto altro che aumentare i dubbi e la voglia di resistenza dei cittadini romani e dei tanti membri del Comitato Difendiamo Tor di Valle dal Cemento. C’è chi si oppone a questa opera, che sfrutta la denominazione “stadio della Roma”, definendola un autentico ecomostro. Il fatto che si voglia far sorgere una nuova centralità sull’ultima grande area libera di Roma, grazie a una variante del piano regolatore per 1 milione di metri cubi di cemento, preoccupa molto, come spiega il professor Massimo Sabbatini raggiunto telefonicamente: ‘In quell’area si potrebbe realizzare un vero parco urbano delle dimensioni di alcune decine di ettari sul modello del Bois de Vincennes di Parigi, con piste ciclabili, vialetti alberati e campi sportivi. In più qui parliamo dell’Ansa del Tevere, sarebbe unico. E invece si preferisce investire nell’ennesimo centro commerciale o per citare Caudo, sul Business Park’. Il Comitato Difendiamo Tor di Valle dal cemento in questi mesi di lotta aveva già fatto notare le tante criticità presenti all’interno del progetto: il pesante impatto ambientale dell’opera, il sostanziale rischio di esondazioni (il progetto come detto è previsto in un’ansa del fiume Tevere), l’annosa questione delle espropriazioni dovute al fatto che la società proponente non è titolare di tutti i terreni sui quali si dovranno realizzare i lavori. Poi c’è il copioso esborso di denaro pubblico che avverrebbe oltretutto proprio nel momento in cui le politiche di austerità hanno innalzato i tassi di disuguaglianza e di povertà al massimo storico. E, naturalmente, le irrisolte problematiche in termini di mobilità che riguarderanno un’area già solitamente congestionata dal traffico. ‘Gli interventi urbanistici previsti sono del tutto insufficienti e risibili se non addirittura controproducenti. La costruzione di un nuovo capolinea della metro B a Tor di Valle segnerebbe l’accantonamento del progetto di adeguamento e trasformazione in metropolitana della Roma-Lido per l’intera tratta, causando un peggioramento del servizio per tutti i pendolari e gli abitanti dei quartieri costruiti intorno alle Vie Laurentina, Pontina, Cristoforo Colombo. Il paradosso è che per favorire i clienti del “Business Park” si crea un danno a tutti i romani, sia utenti della Roma-Lido che della metro B, dimezzando la frequenza dei treni da e per Laurentina. Siamo onesti, pensare che possano arrivare 16 treni l’ora a Tor di Valle è una corbelleria. Vorremmo chiedere, di grazia, durante i “grandi eventi” quanti treni andranno a Laurentina? Uno ogni ora, due? Nessuno? E’ una domanda che il sindaco e i consiglieri si sarebbero dovuti porre prima di votare la dichiarazione di pubblico interesse a questa proposta’, aggiunge Sabbatini. E pensare che la sola costruzione dello stadio richiederebbe 49 mila metri quadrati, cosa che tutto sommato si sarebbe potuta attuare senza troppi patemi. Ma la sensazione è che il calcio in questa storia conti ben poco a dispetto delle possibili speculazioni. Le ragioni dei cittadini di Tor di Valle, abbandonati nella loro battaglia dal sindaco Marino che non perde occasione per ergersi a difensore dei più deboli, potrebbero essere sacrificate sull’altare del Dio profitto, favorendo così gli interessi di una grande società immobiliare. ‘A Roma la parola utilità sembra essere stata sostituita da interesse’, scriveva un paio di settimane fa l’architetto Antonello Sotgia. La decisione presa dalla maggioranza dei consiglieri comunali ha però fatto esultare lo “sviluppatore” Luca Parnasi, a.d. della Parsitalia Real Estate, e il finanziere americano James Pallotta, patron dell’A.S. Roma ed egregio protagonista alla cena di autofinanziamento del Pd di Matteo Renzi, organizzata lo scorso novembre all’Eur (a onor di cronaca va ricordato il forfait all’ultimo minuto di Francesco Totti, capitano giallorosso, forse non contento del sostanzioso affitto annuale che la sua squadra dovrà versare direttamente a una delle società controllate dal suo presidente). Pare evidente che il chiaro messaggio contenuto nella lettera aperta consegnata dal Comitato Difendiamo Tor di Valle ai consiglieri e al sindaco non sia stato recepito; e per ora non sono bastate neppure le 2000 firme recapitate all’Assemblea prima del voto, l’esposto presentato alla Procura Generale il 30 ottobre scorso per verificare la presenza di eventuali illeciti, le tante iniziative congiunte e il rinnovato impegno di Italia Nostra nelle parole dell’associazione: ‘seguendo quanto già dichiarato nei mesi scorsi, l’associazione ritiene per tutti i problemi che sono già stati elencati circa le criticità urbanistiche, ambientali e relative alla proprietà delle aree un progetto come questo non sia ricevibile seppure, con nostro rammarico, il comune di Roma gli abbia voluto riconoscere il pubblico interesse anche in tempi ristrettissimi’. ‘Il tipo di operazione cui questo “Business Park” sembra ispirarsi, richiama troppo da vicino le brutture, i saccheggi, le devastazioni che questa città ha dovuto subire negli ultimi venti anni. I cittadini dicono basta: basta a questo sistema di governo basato sull’opacità e sulla mistificazione. Basta al consumo scriteriato del territorio, un bene pubblico non rinnovabile. Basta a queste cosiddette “grandi opere” che non servono ai cittadini ma solo agli speculatori; basta a questi amministratori che, una volta eletti, dimenticano le parole pronunciate in campagna elettorale (‘zero cemento!’) e trascurano fino al disprezzo le esigenze e le richieste delle persone’, si congeda il professor Sabbatini. La partita è appena iniziata, c’è ancora il secondo tempo e forse ci saranno i supplementari. Speriamo solo che non si debba arrivare ai fatidici calci di rigore per far valere i diritti dei cittadini romani.

 

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