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Riciclo, iperproduzione ed obsolescenza programmata: focus sugli “stracciaroli” nella capitale

foto-65Centinaia di migliaia di tonnellate di beni e oggetti recuperate e sottratte ai rifiuti grazie al lavoro, spesso informale, di circa 80.000 persone impegnate nel commercio ambulante, nelle fiere, nei mercati e mercatini, nei negozi in conto terzi, in cooperative ed enti di solidarietà. E’ l’Italia del riutilizzo, quella sospesa tra la crisi, la iperproduzione e l’obsolescenza programmata. Ma non c’e’ bisogno di scomodare gli economisti riuniti a Davos o le tesi del Prof. Serge Latouche, per capire che le scelte dei consumatori e dei cittadini in fatto di proprieta’ di beni  e oggetti sono davvero chiare. Tanto lampanti che a fotografarle e’ giunto il quinto rapporto nazionale sul riutilizzo formulato dall’Associazione “Occhio del Riciclone” che da moltissimi anni si occupa della materia con grande dedizione e serieta’. Nella citta’ di Roma negli scorsi anni si e’ assistito ad un boom nell’apertura di negozi di compravendita dell’usato e di botteghe dedicate al riciclo, che hanno assunto un riverbero sociale importante. Tre aspetti dunque si fondono in questa piattaforma economica: riciclo, riutilizzo, donazione. Per rappresentare al meglio questa caratteristica, che in genere sfugge alle grandi catene del riciclo, abbiamo intervistato Rita Pompi, che dal 2013 e’ titolare, insieme a Saro, del negozio “Gli stracciaroli” a San Giovanni. foto-66‘Ero informatica e sono stata licenziata e Saro invece, era soccorritore al 118. Due mondi lontanissimi.  – spiega Rita in premessa – Questa iniziativa nasce un po’ per passione per il riciclo, le cose vecchie, la volonta’ di farne oggetti di recupero. Ma d’altronde noi abbiamo sempre fatto lavori di recupero. Saro dipingeva, disegnava, lavorava il legno. Io un pochino dipingevo. Ma entrambi siamo sempre stati molto creativi.” Ma dalla pura passione all’apertura di un negozio dell’usato che ha pure una vena social, il passo e’ lungo. “Il negozio dell’usato e’ particolare, molto, rispetto ai negozi tradizionali.  – prosegue Rita – C’è un rapporto diverso anzitutto da parte di chi porta a vendere. Magari cose care che devono togliere x motivi di spazio. Molti gradiscono che gli acquirenti apprezzino l’oggetto. E in tanti te ne raccontano la storia. Qui c’è parecchia gente anziana, benestante, mediamente portano oggetti di un certo livello. Dei clienti una buona parte vende per arrotondare. Tanti utenti si fanno 100 euro al mese, soprattutto pensionati e pensionate. Come clienti una  parte compra per risparmio ma c’è anche il discorso di avere cose buone a un prezzo migliore ed abbordabile. Qualche firma vintage, borse Fendi e Gucci. I vestiti si rovinano di più.” Ma voi destinate anche a strutture sociali parte delle rimanenze? foto-67“Si’, in effetti pensiamo che la catena del riciclo non debba dimenticare chi e’ in condizioni economiche svantaggiate e se si puo’ fare una buona azione, noi siamo in prima fila. Vedi che qui fuori abbiamo messo la cesta con i libri gratis che possono essere presi da chiunque passa. Un modo per far girare i libri e dare una possibilita’ in piu’ di leggere a chi magari non si puo’ permettere l’acquisto di un testo”, sottolinea Rita. I numeri di questa operazione?  “Noi in un anno e mezzo abbiamo caricato 7000/8000 oggetti. Un’ultima curiosita’ – conclude Rita – La nostra prima vendita in assoluto fu una colonnina di finta pietra con la lupa, molto dozzinale, comprata da una signora bellissima ed elegantissima.” Che sia stato il portafortuna della citta’ di Roma, diventata ormai, parafrasando la celebre “Bologna” gucciniana, una bella ed elegante signora dalla storia millenaria ora in vena di acquistare le vestigia di un passato che non c’e’ piu’?

 

per maggiori informazioni:

http://www.occhiodelriciclone.com

riusare@yahoo.it

 

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