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E all’Auditorium regna l’ingombrante assenza dell’organo che non c’e’

Organo Tamburini S.Ignazio - Consolle

Un auditorium famoso e prestigioso, ‘figlio’ di un architetto di fama mondiale, che pero’ ancora oggi non puo’ ospitare rassegne dal repertorio sinfonico completo. Sono le incongruenze della Roma contemporanea, con un tempio dedicato alla musica sinfonica privo di uno strumento fondamentale, l’organo. E una querelle che si trascina da ormai venti anni. Stranezze che hanno pero’ un lungo trascorso di sdegni e proteste da parte delle istituzioni culturali della nostra citta’. Stranezze ancora oggi al centro di incontri e tavole rotonde affinche’ non venga persa la speranza di dotare Roma di una sua cittadella della musica. E per fare il punto sulla situazione dell’”ingombrante assenza dell’organo che non c’e’”, mercoledì 18 febbraio, ore 17.30 presso la Societa’ Dante Alighieri alla Galleria del Primaticcio di Palazzo Firenze a Roma, avra’ luogo la tavola rotonda dedicata al progetto “Un organo per Roma”. La storia dell’”ingombrante assenza” e’ lunga ormai venti anni. Era il 1995, quando in occasione dell’imminente inaugurazione dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, il Presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, professor Bruno Cagli, istituisce una commissione di esperti per redigere il progetto fonico dell’organo da installare nella sala S. Cecilia dell’Auditorium. Fanno parte della commissione i maestri Ferdinando Tagliavini, Giorgio Carnini, Francesco Colamarino, Concezio Panone e la dottoressa Annalisa Bini. Il progetto viene approvato con il benestare dell’architetto Renzo Piano e del Comune di Roma dopo alcune riunioni. Si passa quindi alla formulazione tecnico-burocratica della gara d’appalto e si stanziano i fondi per la realizzazione del progetto. Viene eletto nuovo presidente dell’Accademia di S. Cecilia il M° Luciano Berio e vengono apportate modifiche al progetto con relativo aumento dei costi. Data l’urgenza di inaugurare l’Auditorium, si decide di non procedere alla costruzione dell’organo; vengono informati i membri della commissione. “Considerando che non esiste auditorium importante al mondo in cui non vi sia un organo da concerto, strumento essenziale per l’esecuzione di una parte del repertorio sinfonico, possiamo affermare con estrema certezza che ci troviamo in presenza di una vera carenza culturale che non fa onore alla nostra città. – fanno sapere gli organizzatori dell’evento – L’Auditorium Parco della Musica è un gioiello a cui manca ancora smussare un piccolo – ma fondamentale – lato grezzo. Il progetto Un Organo per Roma tende a stimolare l’interesse dell’opinione pubblica e delle Istituzioni verso la necessità di colmare questo notevole vuoto. Abbiamo la convinzione che la volontà di realizzare l’opera sia più importante addirittura dello stesso reperimento dei fondi necessari. Come primo passo abbiamo commissionato ad alcuni dei più noti costruttori europei di organi l’esecuzione, dopo sopralluoghi accurati, di diversi studi di fattibilità che hanno prodotto risultati ampiamente soddisfacenti. Nulla osterebbe quindi alla possibilità di raggiungere lo scopo: almeno sulla carta, mancherebbe soltanto il “piccolo” dettaglio dei fondi, traguardo tuttavia – crediamo – non impossibile. Un altro richiamo all’attenzione del mondo della cultura è costituito dal festival che porta lo stesso nome del progetto: Un Organo per Roma, appunto.. La manifestazione ha come sede dei concerti la prestigiosa Sala Accademica del Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Pur possedendo questo spazio l’unico organo “laico ” della città, l’appartenenza ad una istituzione che ha come prima vocazione la didattica, non ne rende possibile l’utilizzo appieno per una programmazione prettamente concertistica; ben venga quindi, per il momento l’opportunità di essere ospitati in un sito così storicamente significativo: un domani speriamo non lontano potremo ascoltare il dialogo sinfonico fra grande orchestra e grande organo nel luogo ad essi destinato. Un Organo per Roma è per certi versi un festival atipico, in quanto l’organo suona quasi sempre in compagnia di altri strumenti, a volte anche insoliti, quasi a sottolineare l’intenzione socializzante e la tendenza all’universalità di una macchina sonora che fino adesso è stata abitualmente relegata, in Italia, nell’ambito ecclesiastico. Questo strumento, ora, rivendica il suo diritto ad essere ammesso “normalmente” nel grande mondo della musica.”

 

Categorie:Blog, Politica

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