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Roma è “Mai con Salvini” – Giampaolo Martinotti

BErano trentamila i manifestanti che sabato 28 febbraio hanno animato il pacifico corteo antifascista rispondendo all’appello della campagna “MaiConSalvini” e sfilando per le vie della capitale dietro l’omonimo striscione di apertura disegnato dal popolare fumettista romano Zero calcare. Un successo storico per alcuni, la conferma dello spessore della crescente rete di alternativa sociale e politica romana per altri. Centri sociali, Anpi, Cobas, movimenti per la casa, No Tav, collettivo Lgbt, L’Altra Europa con Tsipras e Sinistra Anticapitalista, comitato per il Donbass Antinazista, intellettuali, studenti e migranti, tutti uniti per contrapporsi alla tanto decantata “marcia su Roma” di Matteo Salvini. Per nulla scoraggiata da una capitale militarizzata, dalle cariche del giorno prima a piazzale Flaminio e dalla campagna mediatica minatoria che ha preceduto la formazione del corteo, la variopinta folla è stata protagonista e spettatrice di un importante fuori programma: vista la sorprendente partecipazione è stata necessaria una inversione di rotta in direzione di piazza Venezia e del Colosseo, passando per i Fori Imperiali; troppo angusti gli spazi di Campo de’ Fiori per contenere un così ampio numero di persone. Nel frattempo una piazza del Popolo tutt’altro che gremita era teatro del palese fallimento della spedizione della Lega Nord, misera passerella per la destra sociale più impresentabile, da Casapound che esibisce le foto dei marò quasi a voler esorcizzare «l’invasione islamica», agli ex-grillini di “Noi con Salvini”. Magliette con su scritto “Renzi a casa”, qualche Tricolore, bandiere sudiste, croci celtiche e un po’ di folclore in salsa verde. Il comizio leghista è un crogiuolo di retorica qualunquista e populismo xenofobo. Tra la caccia ai rom e l’esigenza di arrestare l’immigrazione non mancano gli insulti: un «vaffanculo» indirizzato a Renzi, ma non al renzismo, «comunista figlio di puttana» o «clandestino figlio di puttana», da cantare a piacimento quasi fosse l’ultima portata di una cena insipida ma dal conto salato. La Lega è la solita macchina ingolfata a basso impatto culturale e soluzioni zero. La metamorfosi salviniana fa scivolare pericolosamente il Carroccio verso un nazionalismo becero e dalla memoria corta. Una volontà confusa e svogliata di rispondere al devastante malessere socio-economico con ricette reazionarie, non rendendosi conto di essere causa ed essenza della crisi stessa. La giornata di sabato regala però altre conferme, questa volta positive. L’opposizione al sistema Renzi, sostenitore delle fallimentari politiche neoliberiste all’origine del processo di impoverimento delle classi popolari, è un’altra. E’ una forza democratica e alternativa, antifascista e libertaria, eterogenea ma compatta, multiculturale. Formata da una massa che ha voluto ricordare ai fascioleghisti che Roma sarà sempre “città Medaglia d’oro alla Resistenza”.

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