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Dai Colli Albani a Palazzo Pitti, il misterioso viaggio di Ercole

imagesE’ un viaggio denso di misteri quello che ha accompagnato l’Ercole di Palazzo Pitti, dalla campagna romana a Firenze. La storia dell’arte ci ha abituato a misteri e ricerche affascinanti e, in questo senso, la statua dell’Ercole non delude i suoi ammiratori. Un’interpretazione innovativa delle origini dell’opera e’ di Marco Bellitto, volontario dell’Archeo Club dei Colli Albani e membro di Italia Nostra sezione dei Castelli. La statua oggi custodita nel cortile di Palazzo Pitti fu ritrovata nella vigna di un possidente romano nel XVI secolo. Venne acquistata da Cosimo I De’ Medici per 800 scudi d’oro e quindi trasportata a Firenze. L’attribuzione frettolosa allo scultore greco Lisippo rimane a tutt’oggi un giallo vero e proprio sul quale Bellitto ha deciso di fare luce. “Gia’ questa attribuzione aveva suscitato dubbi in Flaminio Vacca – ha sottolineato Bellitto – a causa dell’ottimo stato di conservazione della statua all’atto del suo ritrovamento e della foggia sia della pettinatura che del taglio. Inoltre il volto di Ercole sembra un ritratto giovanile di Michelangelo, prima che al Maestro venisse rotto il naso durante una colluttazione con un altro scultore, Pietro Torriggiani” Ed entra dunque qui in gioco il nome di Michelangelo. ” La mia ipotesi e’che il Maestro sia stato lo scultore di questo Ercole e che questa statua abbia rappresentato per lui una sorta di testamento per i suoi due discepoli. D’altronde – ha proseguito Bellitto – l’eroe greco per lui aveva da sempre rappresentato un elemento di grande attrattiva, tanto che in gioventu’ ne aveva realizzato una statua che purtroppo e’ andata perduta. Ma, tornando al nostro Ercole Pitti, la base della statua riporta due figure, quella di un uomo con il volto celato e di una mula e una scritta in latino che ne evidenzia l’attivita’ di trasporto di travi, colonne e marmi. Il volto nascosto sarebbe proprio un ulteriore indizio del Maestro che non voleva farsi rivedere in viso per via del trauma subito al naso. Al momento sono queste le basi sulle quali poggia la mia ipotesi. Comunque – afferma Bellitto – sto proseguendo nell’indagine e approfondendo questa ricerca. Spero quanto prima di riuscire a comprendere appieno ed a sciogliere definitivamente il mistero che si cela dietro questa statua”

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