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Salvaguardare la campagna romana: cittadini scrivono alla soprintendente Codello

260px-Villa_Ada_(Roma)La campagna romana, un paesaggio ammirato e trasposto da tanti su tele e in versi, un unicum da difendere e salvaguardare per le future generazioni. A mobilitarsi con questo preciso scopo sono i cittadini riuniti nell’associazione “Latium Vetus” che hanno deciso di scrivere immediatamente alla Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma, Arch. Renata Codello, gia’ Soprintendente della Città di Venezia. “In qualità di Presidente dell’Associazione Latium Vetus, realtà associativa locale che si batte per la tutela e la valorizzazione delle specificità culturali e territoriali della Campagna Romana, ed ancora di più come attivista impegnato già da anni nelle battaglie per la salvaguardia dell’identità della nostra terra e dei beni collettivi, senza alcuna velleità nel voler insegnare nulla a nessuno, ho voluto rimarcare il gravosissimo compito che aspetta la neo soprintendente nella Capitale. – ha detto Giacomo Castro, Presidente dell’Associazione “Latium Vetus” – Roma è per certi aspetti molto simile a Venezia. E se Venezia ha bisogno di battersi primariamente per la sua sopravvivenza fisica, tristemente e sorprendentemente questo vale anche per Roma. Roma infatti, come la città di Venezia, dispone di un grandissimo patrimonio culturale consegnatole dalla storia, un vastissimo patrimonio sia di tipo archeologico, sia architettonico ed anche paesaggistico. Parimenti la Capitale d’Italia ha a disposizione una vastissima disponibilità di investimenti pubblici e privati. Tuttavia se gli investimenti per la cultura non mancano per i grandi monumenti del Centro città, luogo di transito dei flussi turistici questo non si può dire per quanto riguarda tutte quelle centinaia o meglio migliaia di episodi culturali grandi e piccoli, per tutte le emergenze archeologiche, architettoniche e paesaggistiche anche di enorme pregio che sorgono nell’hinterland romano e nell’area gravitante la Città storica. La Campagna Romana decantata nei secoli scorsi dagli intellettuali del Grand Tour, ammirata, studiata ed indagata in passato da grandissimi topografi come Antonio Nibby, Thomas Ashby, Giuseppe Tomassetti e Rodolfo Lanciani, oggi contrariamente al Centro è vittima del degrado, dell’abbandono e dell’incuria, qualora proprio di pesantissimi progetti urbanistici, che nascondono dietro i termini “trasformazione” ovvero “valorizzazione” il vero volto degli investimenti legati spesso a doppio filo alla mera speculazione e alla rendita fondiaria. Tutto questo si sta traducendo nella nostra terra nell’aumento esponenziale dell’edificato di scarso pregio e spesso di scarsa utilità che in barba al principio di sostenibilità sta portando alla perdita dei caratteri identitari della campagna romana, sempre meno legata all’agricoltura e sempre più luogo di attività antropiche come la gestione e lo smaltimento di rifiuti ovvero l’edilizia. Il patrimonio culturale romano giace in molti casi a rischio di totale compromissione o peggio di perdita. Da una parte gli interessi privati, dall’altra gli interessi pubblici, spesso su piani diversi ed inconciliabili: piani che i tecnici e gli uffici della Soprintendenza che lei dirige a mio avviso non riescono sempre a sintetizzare. In questo senso ho deciso di scrivere come cittadino e come attivista alla neo soprintendente. Ritengo infatti prioritario l’intervento a monte del Ministero dei Beni Culturali per evitare progetti inutili e dannosi, i cui effetti saranno visibili poi per secoli a venire e utile proprio affinche’ siano stabilite tutele effettive e possibilita’ di manutenere il patrimonio culturale anche in periferia e soprattutto nella campagna romana. La Cultura non è e non può essere considerata un mero settore ancillare a quello turistico o peggio agli interessi di pochi e – ha concluso Castro – parimenti lo Stato deve invece saper assicurare la conservazione di tutto il suo patrimonio culturale cosi come ci è stato consegnato da chi è venuto prima di noi: questo significa rispettare quanto prodotto dalla storia, rispettare il lavoro di chi ha gestito, amministrato e protetto questi beni nel passato e al contempo vuol dire rispettare i nostri figli, i nostri nipoti e colori i quali verranno dopo di noi e ai quali consegneremo questo immenso patrimonio identitario.”

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