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METROC: COSTI CERTI E TEMPI CERTI SE SI CAMBIA IL TRACCIATO

Sulla metro C lo scontro e’ all’apice. Dopo anni di interpellanze e di richieste di chiarimenti da parte delle associazioni, Italia Nostra in testa, e’ ora giunto il momento della proposta. A sottoporla all’attenzione dei media proprio l’associazione fondata da Antonio Cederna che, in un durissimo comunicato, chiedendo di avere finalmente tempi e costi certi e soprattutto l’applicazione di una Valutazione di Impatto Ambientale per il cambiamento del progetto, la 46-esima variante che potrebbe salvare gran parte delle aree archeologiche e delle zone residenziali, congiungendo la B con la C nella zona di Circo Massimo. “E’ inutile ripercorrere qui l’intricata ambigua vicenda della Metro C.- sostiene l’associazione – I media stanno frugando nelle stanze e in fondo ai cassetti di questo groviglio per trovare il bandolo della matassa. Italia Nostra Roma ricorda a chi non se ne fosse accorto che il 24 Luglio 2014, con un esposto alla Procura della Repubblica, aveva già denunciato quello che oggi è su tutti i giornali: 45 varianti di progetto senza VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) ma solo con “Valutazioni di non assoggettabilità”, approfittando delle “scappatoie” consentite dalla normativa ma senza tener conto della rilevanza storica, archeologica ed ambientale delle aree attraversate; costi abnormi giustificati nel 2005 dall’ “innovativa tecnica costruttiva “, Il Modello Roma, in seguito abbandonato; le opere di compensazione successivamente soppresse; le gravi inadempienze della Soprintendenza Archeologica Speciale che, pur in presenza di un vincolo del Dicembre 2001 e notificato nel Gennaio 2002 che tutelava gli assi stradali da Piazza Venezia alle Mura Aureliane nonché tutte le pertinenze, ha consentito AL Committente opere di demolizione e opere di consolidamento con tiranti metallici che attraversano il Clivio Acilio, Via del Colosseo e il Villino Silvestri Rivaldi. Il vincolo del 2001 notificato nel 2002, è ancora cogente come si evince da uno stralcio della relazione della Commissione Paritetica MIBACT Roma Capitale per l’elaborazione di uno studio per un piano strategico per la sistemazione e lo sviluppo dell’area archeologica centrale di Roma:
“A tal proposito la Commissione….. suggerisce di revisionare opportunamente il Decreto di Vincolo per consentire……” (La Commissione ha concluso i lavori nel Dicembre 2014). Italia Nostra Roma in totale solitudine dagli esordi sino ad oggi, contestò il progetto faraonico davanti al TAR, ricorso presentato nel 2004 chiedendo una sospensiva. Si sono opposti al ricorso di Italia Nostra Roma, il Comune di Roma, i costruttori e l’Associazione Legambiente. Attacco irrituale ed inverosimile da parte di una Associazione “ambientalista”. Sempre in solitudine, Italia Nostra Roma ha cercato di portare all’attenzione del media e della Pubblica Amministrazione le anomalie, le irregolarità, le incongruenze e le opacità di questa grande opera. Italia Nostra Roma ha evidenziato i danni presunti che potrebbero verificarsi se la tratta T3, San Giovanni-Colosseo, fosse gestita con le modalità che l’hanno accompagnata sino ad oggi. Ben tre Amministrazioni si sono succedute durante i lavori di progettazione della Metro C. La proposta di fermare la Metro C a San Giovanni e trovare una soluzione alternativa per incrociare la Metro B al Circo Massimo con un tracciato continuo sotto lo strato archeologico, applicando una reale VIA, la cui applicazione si fonda proprio sul confronto tra alternative, è una soluzione ancora possibile. Italia Nostra Roma rileva che nessun monumento verrà intercettato in questo percorso alternativo contro i 19 elementi archeologici, architettonici e fabbricati di abitazione civile dell’attuale tratta T3, San Giovanni-Colosseo. Ultimo atto ufficiale è la richiesta formulata dall’Associazione di accesso agli atti per le tratta T3A, con le ipotizzate uscite a Piazza Venezia; richiesta rinviata sine die da parte del Presidente e Amministratore Delegato di Roma Metropolitane, Dr. Paolo Omodeo Salé; il rinvio è pervenuto a Italia Nostra Roma in data 30 Marzo 2015. Italia Nostra Roma chiede, provocatoriamente, la “46ma” variante: attraverso una regolare Via, sino ad oggi negata, siano finalmente esaminate soluzioni alternative alla tratta T3 e T3A poiché neppure l’intervento dell’Assessore Guido Improta, al quale va attribuita la paternità dell’Atto Attuativo del Settembre 2013, è stato sufficiente per centrare l’obiettivo di “Costi certi e tempi certi”. Ad oggi esistono problemi tecnici, su quella tratta, al limite della fattibilità che appaiono fortemente condizionanti per la sua realizzazione. I “tempi certi e i costi certi” sono un’incognita. Italia Nostra Roma – conclude l’associazione – invita l’Amministrazione di Roma Capitale a fare una profonda riflessione senza condizionamenti ideologici, a richiedere alla regione Lazio una nuova VIA per evidenziare l’effettiva incidenza dell’opera sul Celio e sull’area archeologica centrale, a esaminare soluzioni alternative per l’incrocio con la linea B facendo, finalmente e per la prima volta, un’analisi rigorosa dei costi-benefici. La Pubblica Amministrazione è ancora in tempo.”

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