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Stop TTIP: cronaca di un disastro annunciato – Francesco Panie’

FullSizeRender-6C’era anche Roma, ieri, fra le 704 piazze in tutto il mondo che si sono mobilitate per dire no al TTIP, ovvero agli accordi di libero scambio che ingrassano le multinazionali mettendo a rischio la salute dei cittadini e la democrazia. Nella capitale, così come in altre 40 città del Belpaese, centinaia di persone si sono radunate in piazza Santi Apostoli, nei pressi della sede romana del Parlamento Europeo, per chiedere di fermare i negoziati che Unione Europea e Stati Uniti intendono portare a termine entro quest’anno. Secondo i calcoli dei promotori, in questo modo si potrebbero eliminare i dazi fra i due blocchi, creando un’area di libero scambio in grado di coinvolgere il 40% del PIL globale. Esportare merci da un capo all’altro dell’Atlantico sarebbe più semplice, sostengono. Ma il vero obiettivo del TTIP non è abbattere le tariffe, già ai minimi termini. «Il bersaglio sono le cosiddette barriere non tariffarie – ha spiegato ieri in piazza Marco Bersani, coordinatore della campagna StopTTIP – ossia tutte quelle normative e regolamenti a protezione dei servizi pubblici, dell’ambiente e della salute». L’aumento dei commerci fra USA e UE passerà necessariamente, secondo i detrattori, per una deregolamentazione totale, che favorirà l’ingresso delle grandi multinazionali americane nel mercato europeo e italiano. La notizia secondo la quale la Commissione Europea è intenzionata ad approvare entro qualche settimana l’introduzione di 17 prodotti OGM per il consumo umano è solo il primo passo, ovvero un primo tentativo di spianare la strada al TTIP. E gli Stati membri non potranno facilmente porvi un veto, perché una volta arrivato il via libera europeo sarà impossibile contestarlo per ragioni ambientali o sanitarie. Senza contare che, per facilitare lo scambio di merci, l’Europa dovrà rinunciare al principio di precauzione, che impone a chi commercializza sostanze o prodotti di certificarne la sicurezza. Negli Stati Uniti è il contrario: prima tutto finisce sul mercato e solo a posteriori tocca al pubblico dimostrare che un prodotto nuoce alla salute. Non per nulla, uno studio del Center of International Environmental Law ha concluso che, a TTIP approvato, 82 pesticidi vietati qui oggi ma non negli USA potrebbero cominciare ad essere sparsi sul nostro cibo. «Potremo dire addio allo Stato di diritto – ha spiegato ancora Marco Bersani, dal palco di piazza SS Apostoli – perché saremo entrati nello Stato di mercato. Non saremo più trattati come cittadini, ma come clienti delle grandi imprese americane». A sostenere la mobilitazione di ieri sono venuti da Bruxelles anche tre parlamentari europei: Eleonora Forenza, dell’Altra Europa con Tsipras, Dario Tamburrano e Fabio Massimo Castaldo del Movimento 5 Stelle. Tutti uniti nel denunciare le procedure non trasparenti con cui vengono condotte le trattative, che rendono questo accordo un vero e proprio trattato “fantasma”, come ha ricordato un flash mob in piazza del Pantheon ieri mattina. «Noi europarlamentari siamo tenuti all’oscuro – denuncia Eleonora Forenza – Per leggere i testi negoziali, peraltro solo quelli già conosciuti grazie a Wikileaks, veniamo introdotti in una stanza sempre chiusa e piantonata da una sentinella. Non possiamo prendere appunti o fare fotografie. In sostanza, questa trattativa è condotta in totale segretezza, anche se deciderà la sorte di uomini e donne di tutta l’Europa».
Forenza mette in guardia poi sugli impatti deleteri del TTIP sul mercato del lavoro: «Secondo lo studio indipendente della Tufts University, l’accordo avrebbe conseguenze devastanti, tra cui la perdita di circa 1 milione di posti di lavoro nell’UE». Gli aspetti ambientali e sanitari sarebbero tra quelli più a rischio se venisse approvato l’accordo transatlantico fra Europa e Stati Uniti. Imprese energetiche molto inquinanti potrebbero tranquillamente produrre in Italia a scapito della salute dei cittadini e della qualità dell’ambiente, denuncia Greenpeace. E il governo non potrebbe nemmeno fermarle, se non pagando multe miliardarie. «Con questo trattato verrebbe introdotta la possibilità per le multinazionali di fare causa agli Stati – ha sottolineato Fabio Massimo Castaldo, del M5S – Se una normativa nazionale impedisce all’azienda estera di ottenere profitti, essa può citare in giudizio il governo, davanti a un tribunale internazionale privato e ottenere compensazioni miliardarie». Si tratta di contese poco trasparenti e ricomposte da arbitri commerciali, avvocati che guadagnano milioni grazie a questo sistema che per essere mantenuto in vita deve necessariamente dare ragione ai querelanti. Cioè alle aziende. Infatti lo Stato non può ricorrervi come accusatore, ma solo come imputato. E nel 60 per cento dei casi è costretto a pagare i danni o a ritirare la normativa che dà fastidio all’impresa. Questa clausola dei trattati commerciali, che prende il nome di ISDS, ha permesso alla Philip Morris di chiedere circa 1.7 miliardi di dollari di risarcimento ad Uruguay ed Australia, il cui “reato” era stato obbligare le aziende a produrre pacchetti di sigarette tutti uguali. Dinanzi a tutti questi pericoli potenziali e alla segretezza, la retorica accomodante della Commissione Europea è stata infranta dalla protesta dei movimenti di tutta Europa. Sono state già raccolte 1 milione e 700 mila firme in una petizione on line per chiedere l’immediato stop ai negoziati. Una forte contestazione sociale – che non si vedeva dai tempi della WTO – sta montando in tutti gli Stati. Dopo la giornata mondiale di ieri si raccoglieranno le forze per organizzare un altro momento di piazza dopo l’estate, quanto le trattative per l’approvazione del TTIP saranno giunte al momento decisivo.

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