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Fermare le stragi di migranti, subito! – Giampaolo Martinotti

MANIF CISPM-1Indignazione, rabbia e insofferenza. Ecco cosa si poteva leggere sui volti delle moltissime persone, tra la quali tanti migranti, che tra ieri e martedì hanno gremito piazza Montecitorio dando vita a due presidi. Infatti, più di cento associazioni hanno immediatamente deciso di unirsi e mobilitarsi per “Fermare la strage. Subito!” a seguito del più grave disastro nella storia dei “viaggi della speranza” attraverso il Mediterraneo. Le rivendicazioni più essenziali e urgenti sono senz’altro le più lontane dalle priorità dei miopi governanti europei: creazione di corridoi umanitari con il rilascio di permessi d’ingresso nell’UE, immediato ripristino di una missione di ricerca e salvataggio in acque internazionali, revisione radicale del regolamento di Dublino III per coinvolgere così, in maniera omogenea, tutti gli stati europei in un programma di accoglienza, dando la possibilità ai richiedenti asilo di scegliere il Pease in cui vivere. Ma al contrario ai “piani alti”, dopo il passaggio del solito carrozzone del cordoglio ipocrita si è arrivati al momento della demagogia pregustando insensati “blocchi navali” e paventando possibili operazioni di controllo, repressione e attacco dal chiaro spirito militare. Forse è solo una questione di memoria corta, o forse è proprio vero che dalla storia non si impara mai: raccogliamo i frutti acerbi seminati in decenni di imperialismo barbaro, dalle scorribande africane dell’ENI, agli affari d’oro con la vendita di armi, ai non lontani bombardamenti ai danni della Libia e del suo popolo, abbandonati a se stessi per trenta denari. «Poli­tici e sca­fi­sti, siete sulla stessa barca», recita lo striscione delle ragazze e dei ragazzi dei centri sociali; si, perchè il “business dei centri di accoglienza”, soprattutto in un periodo di crisi come questo è meglio non lasciarlo al caso. La lettera indirizzata ai vari presidenti e segretari generali dalla Coalizione Internazionale Sans-Papiers (CISPM) viene letta in piazza dal portavoce Aboubakar Soumahoro. Parla di un «ennesimo crimine» del quale i signori presidenti sono «responsabili moralmente e politicamente», parla di disuguaglianze catastrofiche create ad arte da politiche economiche aggressive e sciagurate, parla di conflitti geopolitici nel mondo, divenuti fonte di profitto per l’Occidente, che stanno «bruciando intere generazioni di persone», parla di tanti morti «nell’indifferenza e assuefazione». La commozione è forte tra i sopravvissuti al “viaggio per la vita” presenti ieri e qualcuno scoppia in un pianto che ha il suono di una agonia atavica. «La soluzione che proponete per fermare l’arrivo delle persone, con la costruzione di campi direttamente nei paesi di provenienza, la militarizzazione delle frontiere e la politica degli accordi bilaterali con governanti imposti o impresentabili, rappresenta una illusione. Perché emigrare è una necessità. Soprattutto quando si fugge da guerre e carestie». Alla vigilia del settantesimo anniversario della liberazione pare proprio che la resistenza sia un bisogno più che mai contemporaneo. I presidi continueranno in tutta Italia perché ci sono una marea di vite da salvare e una società multiculturale da costruire.

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