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La gioia di scrivere: sentimento senza eta’ ne’ tempo

foto-87“In una goccia d’inchiostro c’e’ una buona scorta di cacciatori con l’occhio al mirino, pronti a correre giu’ per la ripida penna […]”, con queste parole Wislawa Szymborska, probabilmente il piu’ grande tra i poeti polacchi del secolo scorso nonche’ Nobel per la letteratura nel 1996, sottolineava come la necessita’ di incastonare versi fosse un sostegno imprescindibile per l’anima, un bisogno da soddisfare in modo continuo, per una esistenza che attraversa le grandi trasformazioni dovute alla modernita’ con regole tutte sue e indipendenti dal mondo circostante. E che lo “sciogliere versi” non sia solo un esercizio stilistico “per vecchi”, si direbbe parafrasando efficacemente il titolo di un popolare romanzo di Cormac McCarthy, e’ testimoniato dalle composizioni poetiche di giovani e giovanissimi che affidano alla penna il proprio vissuto, le proprie emozioni e le proprie esperienze.

“Dimmelo che mi ami, che mi vuoi.
Dimmelo!
Stiamo insieme su questo ponte alto
E da qui guardiamo lo stesso mare, immobili.
Ma tu ora, non guardare lui, e guarda me,
Non parlare con lui, parla con me!
Non amare lui, ama solo me e dillo solo a me,
Instancabile,
Per sempre, ti amo.”

Sono i versi di una giovane poetessa, Chiara Pellegrini, 18 anni giusto oggi, che da studentessa del liceo classico Montale ha iniziato a cimentarsi con il giornale scolastico per poi giungere alla “parola bella” della poesia.

“Come i ragazzi di Prevert,
Che si baciano in piedi, contro le porte della notte
Come l’Antigone dal cuore audace,
Che la vita ha lasciato a se stessa, nella grotta buia
Per Polinice defunto ed Emone suo sposo,
Che ha colpito il suo petto
E con un fiotto di sangue ha consumato l’ardente amore per la sposa impiccata,
Come Elettra che piange e Oreste vendicatore
Che l’Atride da generazioni maledetto
Onorano e amano come si amano i padri.
Con lo stesso fremito di calda impazienza
Così vorrei scaldarmi la vita, piena di brucianti spasimi e lunghi sospiri”

Nei suoi versi, l’eco di Prevert e dei classici, ma anche la trasmissione del proprio sentire quotidiano pieno di vita e di attesa. Ovvero la gioia di scrivere, per dirla con Szymborska, omaggio alla poesia sempiterna, nutrita continuamente di giovane e fresca linfa.

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