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Anche se sei stonato: ruggiti di conigli, patatine fritte e lasagne al forno – Paola Conte

4x3-new-anche-se-sei-stonato-EASY2La tentazione di chiudere gli occhi è forte. E non certamente per un inopinato attacco di sonno! Ma perché di Marco Presta siamo avvezzi a sentirne la voce più che scrutarne la fisionomia. Quella voce che ci accompagna ormai da vent’anni e che, in tandem con Antonello Dose, avvia quotidianamente dai microfoni di Radio Due le mattine degli ascoltatori. In questi giorni, lo storico conduttore de “Il ruggito del coniglio” è in scena al Teatro Olimpico fino al 22 novembre con un testo di cui è autore e interprete insieme ad un’altra voce coniglia imprescindibile, Max Paiella. “Anche se sei stonato” torna dopo il successo della scorsa stagione e propone due ore di intrattenimento leggero e di un certo gusto. La penna di Presta restituisce nella trasposizione scenica tutta la verve e l’acutezza ironica che ne connota solitamente l’implacabile umorismo dietro il microfono. Il sipario si apre per raccontare la storia di un sofisticato ed imbranato intellettuale alle prese con la propria delusione d’amore: se da un lato egli si rifiuta di accettare l’abbandono noché il tradimento della moglie, dall’altro decide di imbarcarsi, su suggerimento dell’analista (un tempestoso Neri Marcoré in versione registrata), in una terapia che prevede un corso di canto. La bizzarrìa dell’espediente (sanare un cuore infranto solfeggiando melodie? L’astrusità dei tempi in cui viviamo consente di considerare anche queste possibilità terapeutiche!) dà modo alla vicenda di dipanarsi e, soprattutto, di esibire tutta l’arte canora di Paiella e delle due interpreti femminili, Keti Roselli e Marianna Valentino. Paiella è il gestore di un night club, profondamente dedito all’arte del rimorchio che, fra una lezione di canto e l’altra, stringe, nonostante la distanza antropologica che li divide, un goliardico rapporto con Giacomo (il professore e critico letterario interpretato da Presta, appunto), che, suo malgrado, diventerà un abitue’ del “Gordon Club”. Intorno all’agnizione di Giacomo che sua moglie, oltre che seriale fedifraga, non tornerà mai più presso il tetto (e soprattutto il letto!) coniugale, si tessono le storie intrecciate degli altri personaggi. Ma, l’intera trama, che si sviluppa in veri e propri “siparietti”, sembra voler sorreggere soltanto l’intenzione di fare musica, senza tralasciare ovviamente la possibilità di farsi una sonora risata. Il risultato è uno spettacolo che gronda di battute felici, prestazioni canore strepitose, ma che si vota così incondizionatamente al riso e al canto da risolversi senza altra pretesa. La sensazione può essere gradevole: come quella di scegliere volontariamente di rimpinzarsi di patatine fritte piuttosto che gustare un piatto di lasagne. Lo sfizio in luogo della sostanza.

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