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RIVERBERI E RISPECCHIAMENTI NELLO SPETTACOLO CON COLTORTI IN SCENA CHE SI SDOPPIA! – PAOLA CONTE

Il “doppio” come principio narrativo ed espediente scenico ha trovato la sua armoniosa rappresentazione nello spettacolo che ha visto come palcoscenico il Teatro Stanze Segrete, “Shakespeare in love (with Marlowe)”. Vi si narrano infatti le vicende del giovane Bardo appena giunto a Londra e che s’incaponisce di mettersi sul cammino del già affermato ed assai discusso Christopher Marlowe (qui si evince il Doppio nella trasfigurazione di due scrittori posti l’uno dinanzi all’altro nell’impetuosa Inghilterra elisabettiana). William s’invaghisce del “Faust” marlowiano e si spinge al cospetto dell’autore per deporre ai piedi del suo intelletto la propria entusiastica, ed ingenua aggiungeremmo, voglia di scrivere.Shakespeare-in-loveSiamo al volgere del secolo ed il Seicento s’affaccia sul crinale della storia trascinandosi dietro epidemie e pestilenze. Londra è una cloaca a cielo aperto e l’esistenza che si riversa sulle strade brulica di un’umanità trasandata, sguaiata, ma innamorata della Vita e del Teatro. La città ribolle di intrighi, di spie, di amanti fedeli solo alla logica del potere e del tornaconto personale. Marlowe è personaggio ambiguo se non addirittura sinistro, perfino diffidente nei confronti del giovane adulatore: non di meno, lo consiglia e lo introduce alle dinamiche tortuose della corte, fino a quando l’allievo supererà il maestro, tradendolo. Forse. Di più non diremo della trama, che va gustata come un sontuoso banchetto, una battuta alla volta, fino al finale. Vorremmo invece volgere l’attenzione al doppio biografico e generazionale che s’invera in scena fra padre e figlio: un rispecchiamento affascinante per il pubblico, stretto d’assedio fra due talenti diversamente dotati ma entrambi seducenti. Ennio Coltorti, anche regista della pièce, modula la sua arte interpretativa su più ruoli: dallo Shakespeare più maturo, al vezzoso e tagliente Marlowe, dal cinico Lord Cancelliere alla regina Elisabetta I, sfinge potente a cui Coltorti dona un conturbante ritratto. E poi c’è il giovane Coltorti, Jesus Emiliano. Esuberanza, calore, espressività: le sue doti s’accordano in maniera sublime a quelle paterne, creando un’intesa palpabile che ben restituisce la drammaturgia di Vittorio Cielo: già superbamente portato in scena da Ennio Coltorti nel Salieri, Cielo non manca in questo testo di offrire una scrittura preziosa, raffinata, che tesse battute ironiche con grazia ed eleganza. A Stanze Segrete, questo salotto che pulsa nel cuore di Trastevere, il merito di aver porto un teatro di rara bellezza.

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