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Tor Sapienza: colpire il giro d’affari nei campi rom

Dopo la morte tragica di Zhang Yao, i riflettori si sono accesi di nuovo su Tor Sapienza e Tor Cervara. I commentatori piu’ autorevoli, Sergio Rizzo in testa, hanno descritto acutamente la situazione geografica e sociale della zona. Una delle piu’ degradate di Roma, con l’ufficio immigrazione che sembra un bunker, sembra soltanto, e decine di persone che tutti i giorni si affollano in quella landa lontana dalla civilta’. Bisognerebbe prenderlo il bus 437 che porta proprio all’ufficio immigrazione dal capolinea della metro B Rebibbia. Vedere i volti di coloro che salgono e scendono, tra loro famiglie con bambini, giovani coppie, studenti di altre nazioni come Yao ma anche persone sole che hanno difficolta’ ad integrarsi. E poi, dopo la prima fermata, gettare uno sguardo dal finestrino verso il campo di via Salviati. Li’ la geografia cambia ed anche di molto. Si vedono rom che accatastano oggetti ferrosi, materiali pronti ad essere bruciati di notte per l’estrazione del rame, un ambiente insalubre, un luogo somigliante ad una bidonville piu’ che ad un’area di stanziamento temporaneo. Un luogo dal quale, a giudicare dalle prime indiscrezioni, sarebbero provenuti anche i rapinatori della giovane cinese. E spesso la storia recente della capitale ci ha posto di fronte a situazioni simili. Basta ricordare da dove provenissero gli assassini della giovane mamma filippina travolta da un’automobile senza controllo a via Mattia Battistini per un inseguimento con la polizia in atto proprio in quei fatidici momenti. Siamo di fronte al fatto che anche stavolta non ci sono questioni etniche che tengano. Nei campi rom c’e’ malaffare, c’e’ terra di nessuno, non ci sono regole. E nella terra franca si annida di tutto. E’ forse arrivato il momento di dire basta? E’ arrivato il momento di mettere sotto controllo i traffici economici di questi signori consistenti nello sfruttamento della prostituzione, nella gestione delle elemosine, nella amministrazione della ricettazione, dello spaccio di droga. Non e’ una questione etnica, e’ una questione di ordine pubblico e di finanza pubblica. La polizia tributaria diede corso due anni fa ad una operazione anti ricettazione nel campo di via Salone. Risultato? oltre 100 persone non avevano diritto a trovarsi nel campo. Ecco, questo e’ il modo giusto. La possibilita’ di migliorare c’e’, bisogna solo crederci ed attuarla.

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