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INCENDIO POMEZIA: ORA ANALISI ACCURATE. NO SPECULAZIONE SUI MEDIA

 
 “Il Centro di riferimento Regionale Amianto (CRRA) ha comunicato alla ASL Rm6 i dati relativi agli accertamenti sulla possibile aero dispersione di fibre di amianto a seguito del danneggiamento per incendio delle coperture in cemento-amianto dei capannoni dell’azienda Eco X di Pomezia. I risultati degli accertamenti con le micro fotografie non confermano una significativa dispersione di fibre di amianto all’intorno dello stabilimento, il particolato raccolto mostra l’assenza di fibra di amianto e allo stesso tempo mostra una prevalenza di materiale organico di micro particelle inorganiche e rare fibre vetrose artificiali. Il monitoraggio continuerà nei prossimi giorni e verranno al più presto resi noti ulteriori risultati – lo comunica, in una nota, la Regione Lazio. Si individua cosi un percorso di verita’ sulla questione che sta tenendo con il fiato sospeso i cittadini delle zone intorno a Pomezia fino a Roma Sud. Il timore e’ una ‘speculazione mediatica’ che non sostiene la verita’ delle cose. A tal proposito, giova fare una ricostruzione degli elementi sinora resi pubblici. Si rammenta che il cemento/amianto è costituito da cemento al 90-95%, e che il cemento non brucia. L’amianto in esso contenuto, alla temperatura di 450° perde la sua struttura fibrosa, e vetrifica. In altri paesi viene vetrificato e poi utilizzato come sottomanto stradale. Le coperture di cemento amianto subiscono un danno qualora si spezzino disperdendo le fibre, il cui contenuto in asbesto e’ compreso giust’appunto tra il 5 e il 10% . Si precisa pero’ che la pericolosita’ della dispersione e’ dovuta alla possibile infiltrazione di fibre negli alveoli polmonari e quindi e’ necessaria una scrupolosa ricostruzione degli avvenimenti, preceduta da una mappatura il piu’ possibile fedele alla ricostruzione della presenza di amianto nei diversi materiali di costruzione dell’impianto. I campionamenti in aria sono importantissimi e, se si vuole conoscere la verita’, e’ necessario affrontare il problema della ricostruzione dei materiali documentali. E questo e’ dunque il punto di partenza. In secondo luogo, e qui e’ ancor piu’ grave la questione dell’incendio di Pomezia, l’inquinamento del suolo e’ causato da diossina e da idrocarburi policiclici aromatici (IPA). In questo caso, la popolazione deve pretendere un’analisi precisa delle particelle  contenute nei materiali ricaduti a terra. Senza questi elementi, cio’ che si puo’ palesare e’ una informazione senza costrutto, di fatto allarmistica, generata ad esempio dalla comunicazione che ha dato ieri il Campidoglio circa il divieto di raccolta di frutta e verdura nel raggio di 50 km. E cosa ancor peggiore, terroristica nei confronti dei cittadini. 

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