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Vivian Maier e gli scatti della Roma che fu

 

Vivian Maier, fotografa del quotidiano della Roma degli anni ’50 e ’60 e’ di nuovo presente nella capitale. L’occasione e’ l’esposizione che il Museo di Roma in Trastevere ha deciso di dedicarle fino al 18 giugno prossimo. La mostra presenta scatti in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta. Le sue fotografie non sono mai state esposte né pubblicate mentre lei era in vita, la maggior parte sono scatti di vita quotidiana nei quali spiccano luoghi della campagna romana, del culto religioso nonche’ molti  autoritratti, quasi un possibile lascito nei confronti di un pubblico con cui non ha mai voluto o potuto avere a che fare. Il suo sguardo austero e distaccato, riflesso nelle vetrine, nelle pozzanghere, la sua lunga ombra che incombe sul soggetto della fotografia diventano un tramite per avvicinarsi a questa misteriosa fotografa. Vivian Maier nasce a New York, il 1º febbraio 1926. Suo padre, Charles Maier, era americano, nato da una famiglia di emigranti austriaca, mentre sua madre, Maria Jaussaud, era nata in Francia, nel maggio 1897, a Saint-Julien-Le champsaur, in cui visse fino alla sua partenza in America, dove un ramo della famiglia Jaussaud era già emigrata. A New York, Maria conobbe Charles Maier, impiegato in una drogheria, il quale la sposò nel maggio 1919 e, attraverso il matrimonio, ottenne la cittadinanza degli Stati Uniti. Da questa unione nacquero due figli, prima un maschio, William Charles, nel 1920, e poi, nel 1926, la figlia Vivian. Separatisi i genitori nel 1929, il ragazzo fu affidato ai nonni paterni e Vivian rimase con la madre, che trovò poi rifugio presso un’amica francese che viveva nel Bronx, Jeanne Bertrand, nata nel 1880 non lontano dalla valle di Champsaur. Jeanne Bertrand era fotografa professionista riconosciuta che ebbe gli onori della prima pagina del 23 agosto 1902 del Boston Globe, il principale giornale di Boston, con la sua foto e due ritratti fatti da lei, insieme a un articolo elogiativo sul suo giovane talento fotografico. Fu lei che trasmise a Maria e a sua figlia la passione per la fotografia. La sua vita non fu semplice ma la fotografia le fu compagna nel cammino. Grazie allo sforzo compiuto da alcuni giovani da lei educati in qualita’ di bambinaia, il suo commiato dall’esistenza fu meno drammatico. Ma il mistero dei suoi negativi doveva invece conoscere una soluzione quanto mai libresca. John Maloof, rigattiere di professione, ebbe la possibilita’, lavorando ad una ricerca che stava conducendo sulla citta’ di Chicago, di imbattersi negli scatti della fotografa. Il caso, il destino, vollero che Maloof continuasse ad approfondire quest’opera, quanto mai utile per ridare splendore ad una realta’ multiforme e piena di significati che si identificava nelle foto di Vivian Maier.

 

 

 

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