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Dalla Nigeria a Roma: la storia di Yom, ‘harrypotter’ di periferia – Sabrina Ragucci

I loro nomi john..yom..ed altri simili, la loro provenienza nigeriana, la loro età dai 20 ai 25 anni,
le loro storie diverse e difficili. Eppure il loro sorriso e la loro gentilezza sono divenuti abituali e familiari per gli abitanti del municipio 14 che da mesi incrociano sotto le loro case, davanti ai negozi e nei giardini condominiali. Armati delle loro ramazze di saggina, dei loro rastrelli e dei loro cartelli, in un italiano stentato vogliono comunicare: siamo qui, oramai da tempo, chi da pochi mesi chi da qualche anno e cerchiamo di renderci utili, con discrezione e senza voler essere un peso per voi chiedendo un piccolo contributo per poter mantenere gli arnesi del mestiere.
Non cè che dire le strade sono pulite. Si prodigano anche nella pulizia delle fessure dei tombini, togliendo il fogliame secco e fresco, gli escrementi di cani portati a fare i bisogni da “distratti” padroni, mansioni di cui la città necessita fortemente oramai da tempo.
Provano a far comprendere che è loro intenzione non voler essere di peso a una città oramai appesantita da tante e innumerevoli problematiche che vanno dalla mancata o approssimativa manutenzione del manto stradale all’incuria per il verde, dalla mancanza di parcheggi, all’inquinamento acustico e ambientale. Il loro simbolico gesto sta a significare la forza di volontà nel voler farsi accettare da una cittadinanza stanca e a volte a ragione diffidente a causa della percezione di insicurezza testimoniata da furti sempre piu frequenti e da aggressioni in molti quartieri e strade di notte ma anche nelle ore diurne. Stanno li con le loro ramazze come novelli harrypotter senza la pretesa di voler far chissà cosa. John, nigeriano, 22 anni, mi spiega che anche quel piccolo posto al sole (e che sole oggi il termometro segnava 34°) è meglio della realtà che si e’ lasciato alle spalle cercando la vita nella moderna Europa, nella immortrale Roma. Lo dice con un sorriso che si traduce in una speranza di lavoro per il futuro e in una ramazza. Chissà che un futuro non possa nascere peroprio da li, dal lembo di strada che cura con tanta solerzia e dallo sguardo benevolo e simpatizzante dei romani che non lo percepiscono come pericolo ma che anzi mettono monete nel suo cestino regalandogli non soltanto generi alimentari e vestiti, suppli’ e succhi di frutta, ma anche pacche sulle spalle e un sorriso sincero.

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