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CRISI IDRICA 2: ALLARME NEL LAZIO. OGNUNO DEVE FARE LA SUA PARTE

Nelle ultimi mesi, progressivamente in tutta la regione Lazio, si è registrata la prima emergenza idrica che, complice la penuria di pioggia, sta colpendo il territorio con l’arrivo dell’estate. A dare l’allarme gia’ due mesi fa, fu la Coldiretti. Molte le località interessate, con il conseguente disagio sia per gli agricoltori che per i cittadini. La Regione Lazio sta cercando di non sottovalutare la problematica, certo e’ che il disastro era preventivabile. Di fronte all’emergenza l’unica inevitabile risposta è indubbiamente quella contingente e dunque al via le ordinanze sindacali, gli appelli, gli spot, per indurre tutti ad un uso consapevole e parsimonioso della preziosa acqua di rubinetto, in modo da consentirne solidalmente un uso per tutti. L’appello piu’ sentito che si puo’ fare e’ quello indirizzato al senso di responsabilità di cittadini e di usare l’acqua solo per bisogni primari evitando gesti di sprechi quotidiani. Va da se’ pero’ che anni di incuria su questo tema, declinato sia nella sottovalutazione del fenomeno dei cambiamenti climatici sia nel mancato ammodernamento della rete idrica, stanno portando alla necessita’ di razionare l’acqua. In queste circostanze ci si ricorda di quanto questa sia una risorsa preziosa ed unica. Bisogna ripensare le politiche di consumo dell’acqua. Tra queste alcune azioni dsi possono intraprendere subito coinvolgendo tutti, non soltanto i cittadini ma anche le associazioni di categoria e le istituzioni. Anzitutto per quanto attiene il mondo agricolo italiano, occorre ripensare da subito il sistema di irrigazione dei terreni agricoli, quasi totalmente fondato sulla modalità ad aspersione o a pioggia, per riconvertirlo il più possibile ai sistemi di microirrigazione e a goccia, che possono garantire almeno il 50% del risparmio di acqua utilizzata, oltre che di concimi e di combustibili fossili, per poi ragionare sugli scenari futuri di riconversione agricola verso colture meno idroesigenti. Per compiere questa piccola rivoluzione copernicana il mondo agricolo deve essere incentivato, magari con strumenti di agevolazione, anche fiscale. Si deve poi rivedere completamente il sistema di tariffazione degli usi dell’acqua, con un sistema di premialità e penalità che valorizzi le esperienze virtuose e gravi di più rispetto a quanto fatto finora sui consumatori più grandi, come nel caso delle aziende di imbottigliamento delle acque minerali, che pagano troppo poco una risorsa che gli garantisce profitti da capogiro, o di quelle agricole. Elemento importante e’ costituito dall’incentivare il riutilizzo delle acque reflue depurate nell’industria e soprattutto in agricoltura. Occorre potenziare il sistema dei controlli preventivi da parte degli enti locali, ma anche di quelli repressivi da parte delle forze dell’ordine, dei prelievi abusivi di acqua dalle aste fluviali e dalle falde. Infine per quanto concerne gli usi civili occorre incentivare l’uso di “sistemi duali” per recuperare le acque piovane o per riulizzare le acque grigie depurate per gli usi domestici meno nobili, come lo scarico del wc, partendo quantomeno dalle nuove edificazioni, ma anche la diffusione di quegli strumenti semplici ma utili per risparmiare acqua come ad esempio i riduttori di flusso per i rubinetti e le docce.

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